Ammazzato a 20 anni per i soldi dello spaccio
Gennaro Ramondino ucciso da 16enne nel quadrilatero del clan e bruciato in campagna, macelleria a cielo aperto: zero testimonianze e sangue ripulito

Erano amici nonché componenti della stessa paranza criminale che stava provando a conquistare terreno a Pianura, periferia occidentale di Napoli, approfittando degli arresti scattati, con una puntualità disarmante, solo dopo l’omicidio di Andrea Covelli, il 26enne rapito, torturato e ucciso per una possibile vendetta trasversale (anche se dopo oltre due anni non è stata ancora fatta luce sui killer, discorso analogo anche per Tonino Zarra, ucciso 10 mesi prima). Gennaro Ramondino, 20 anni, sarebbe stato ucciso dall’amico 16enne, un ragazzino del vicino Rione Traiano che dopo l’arresto di Massimiliano Santagada, aveva deciso di salire di grado nel clan di via Comunale Napoli a Pianura.
Omicidio Ramondino nel quadrilatero del clan
Così la sera di sabato 31 agosto è bastato un litigio per far scattare la furia omicida di un ragazzino di appena 16 anni che avrebbe esploso più colpi d’arma da fuoco contro Ramondino (che aveva un precedente per lesioni) nel corso di un vertice in un sottoscala adibito a piazza di spaccio nel famigerato quadrilatero di via Napoli, in passato gestito prima da Raffaele Dello Iacolo (detto Lello “Toc toc”, oggi collaboratore di giustizia) poi dal gruppo Marsicano-Esposito-Calone. Quadrilatero finito nelle mani del gruppo Santagada che oltre alla base di spaccio aveva avviato una relazione sentimentale anche con una donna legata ad un esponente di spicco del vecchio clan egemone nella zona. Circostanza quest’ultima che avrebbe creato non poche tensioni sia in strada che in carcere.
La macelleria sotto gli occhi di tutti: zero testimonianze e sangue ripulito
Tornando all’omicidio Ramondino e alla sera del 31 agosto, secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile della Questura di Napoli guidata dal primo dirigente Giovanni Leuci, il 16enne avrebbe esploso tre colpi d’arma da fuoco a bruciapelo, uccidendolo sul colpo. Poi inizia la macelleria sotto gli occhi silenziosi dei residenti. C’è chi ha visto la scena (dopo aver sentito ovviamente gli spari) ma, forse per paura, non ha segnalato nulla alle forze dell’ordine. E’ successo questo: Ramondino dopo essere stato ucciso nella palazzina, viene trascinato fuori da almeno due persone, coordinate da una terza, e condotto verso il bagagliaio di un’auto parcheggiata poco distante. Durante il tragitto viene lasciata una copiosa scia di sangue, successivamente ripulita con acqua e detersivo da persone vicine al clan.
Una volta caricato in auto il cadavere, il 16enne e almeno altre due persone partono da via Comunale Napoli e si dirigono in Contrada Pisani, periferia della periferia, dove si liberano del corpo di Ramondino provando anche a dargli fuoco per far sparire ogni traccia. Il cadavere verrà ritrovato nella notte dai vigili del fuoco, intervenuti nella zona dopo la segnalazione di un principio d’incendio, e identificato nel giro di poche ore grazie al lavoro certosino della polizia scientifica. Poco distante, nel raggio di circa un chilometro, ritrovata nelle settimane successive anche la pistola utilizzata per uccidere Ramondino così come nelle scorse settimane (ma cristallizzato solo oggi) era già stato sottoposto a fermo del pm un altro indagato maggiorenne, ritenuto gravemente indiziato dei reati di favoreggiamento, occultamento e distruzione del cadavere e delle autovetture utilizzate per la commissione dei delitti.
L’omicidio barbaro a 16 anni
Un omicidio barbaro che il 16enne avrebbe realizzato dopo i dissidi nati per la gestione dell’attività di spaccio di droga e la relativa suddivisione dei guadagni. Una situazione degenerata nel giro una ventina di giorni dopo l’arresto di Massimiliano Santagada e di altri due ‘fedelissimi’ della paranza di via Napoli. Con loro, accusati di aver compiuto un agguato fallito nel maggio 2024 sotto casa di un pregiudicato e “rivale” del gruppo, era ricercato anche il 16enne del Rione Traiano, poi costituitosi nelle settimane successive all’omicidio Ramondino.
Adesso si trova nell’Istituto Penale per i minorenni di Nisida dove il 18 ottobre scorso è stato raggiunto da questa seconda ordinanza, ben più grave, che lo vede gravemente indiziato dell’omicidio del 20enne nell’ambito delle indagini condotte sia dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli guidata da Nicola Gratteri che da quella per i Minorenni guidata da Maria de Luzenberger (le indagini sono state condotte dal sostituto procuratore Ettore La Ragione). Ad aiutare gli investigatori oltre agli accertamenti scientifici effettuati nel quadrilatero di via Napoli nei giorni successivi all’omicidio (con la Scientifica che avrebbe rilevato tracce riconducibili all’omicidio), anche la visione della immagini delle telecamere di videosorveglianza, soprattutto in uso a privati, che hanno consentito di ricostruire il percorso dell’auto con a bordo il cadavere.
© Riproduzione riservata