Bravi ragazzi” ammazzati come boss per colpa di legami sbagliati. “Bravi piccirilli” che pagano con la vita colpe non loro, vittime di logiche criminali perverse e spietate. E’ la storia di Andrea Covelli, il 27enne scomparso, torturato e ritrovato cadavere la settimana scorsa in un terreno di Pianura. E’ la storia anche di Antonio Zarra, ammazzato dieci mesi prima, sempre nello stesso quartiere periferico e storicamente abbandonato dalla Istituzioni. Era la notte del 20 agosto quando Tonino, dopo aver accompagnato a casa la compagnia Teresa e il figlioletto di due anni, viene giustiziato mentre va a parcheggiare l’auto: dieci i proiettili esplosi, sette quelli andati a segno.

Un omicidio efferato, dai motivi ancora oggi poco chiari perché Tonino, come Andrea, “era un bravo ragazzo”. La madre, Anna Grimaldi, rivolge da tempo appelli ai suoi amici borderline, a quei ragazzi che nel giro di pochi anni sono finiti nel vortice della malavita. Tonino li conosceva tutti, “sia quelli di via Torricelli che quelli di via Napoli“, i due gruppi da mesi in contrasto per la gestione dello spaccio di droga, e “a loro chiedo di dirmi perché è stato ucciso mio figlio“.

Signora Anna perché Tonino conosceva questi ragazzi?
Avevamo fino a poco tempo fa una pizzeria conosciuta in tutto il quartiere. Ci lavorava anche Tonino ed era un riferimento per tanti ragazzi. Ma lui non era un criminale: a settembre scorso avrebbe dovuto iniziare a lavorare come addetto alle pulizie nella cittadella universitaria di Monte Sant’Angelo: è il lavoro che sceglie un camorrista?.

Dopo l’omicidio qualcuno è venuto da lei?
Non ho sentito nessuno. Né lo Stato, e i suoi rappresentati politici sul territorio, né la magistratura. Sulle indagini tutto tace, ogni mattina mi sveglio con la speranza di sapere perché è stato ammazzato mio figlio e chi l’ha fatto.

Ma gli amici borderline li ha più visti?
Ricordo che all’obitorio c’erano alcuni ragazzi di via Torricelli mentre a casa venne a farmi le condoglianze un uomo legato a quelli di via Napoli. Poi ripeto, non ho visto più nessuno.

Che idea si è fatta di quello che è successo?
Conosceva entrambi i gruppi che oggi si stanno facendo la guerra. Prima di questa deriva però erano solo ragazzini che trascorrevano ore e ore in strada in un territorio che non offre nulla. Tonino conosceva alcuni da piccolo, altri per la pizzeria, altri ancora perché la fidanzata abita nella zona alle spalle di via Napoli. C’è chi dice sia stato ucciso per gelosia, perché vestiva firmato, indossava scarpe Louis Vuitton (comprate con i soldi che guadagnava o che gli davamo noi) e questa cosa non piaceva ad alcune persone. Chi invece perché qualcuno è andato a riferire cose sbagliate sul suo conto, forse vantandosi dell’amicizia che in certi contesti criminali significa anche tanto altro, aizzando chi poi ha premuto più volte il grilletto.

Suo figlio non è stato mai attratto dal guadagno facile?
A Tonino non mancava nulla. Io e il padre gli abbiamo sempre dato tutto: macchina, motorino, soldi quando non lavorava. Non aveva bisogno di invischiarsi in affari illeciti. L’ultima cento euro gliela diede mio marito poche ore prima che venisse ucciso. L’indomani avevamo organizzato di andare a mare tutti insieme, così passavamo qualche ora con il nostro nipotino. E invece lo siamo andati a piangere in ospedale.

Dieci mesi dopo è stato ucciso un altro “bravo ragazzo”.
Ho letto tutto dai giornali perché sono fuori Napoli. Ho visto la denuncia della madre e grazie alla sua mobilitazione è stato ritrovato pochi giorno dopo il figlio, un altro “bravo piccirillo” ucciso senza motivo.

Perché i tentativi di aggressione subiti da Andrea non sono stati denunciati prima?
Perché nelle Istituzioni si ha sempre meno fiducia. Si denuncia e poi resti solo e devi convivere contro queste persone che da più di un anno fallo quello che vogliono. E’ facile dire denunciate, ma poi?

Gli abitanti di via Torricelli da mesi convivono con spari e minacce quotidiane, ma nessuno ha fatto nulla. Ora dopo l’omicidio Covelli, qualcosa cambierà?
Me lo auguro e spero che quanto prima venga fatta giustizia sia per lui che per mio figlio. Anche perché sono gli ultimi due morti ammazzati a Pianura.

Suo figlio aveva un precedente per spaccio, cosa accadde?
Si ma mi creda: lui non ne sapeva nulla. Un suo amico, che oggi fa parte di uno dei due gruppi in questione ed è il genero di uno dei capi, gli chiese di accompagnarlo con lo scooter a fare un servizio. Vennero fermati dalla polizia e sotto la sella questo ragazzo aveva una plancia di hashish. Mio figlio, incensurato, venne condannato a dieci mesi con pena sospesa. Da allora, e sono passati anni, non ha mai avuto problemi con la giustizia.

Che diceva a suo figlio della barba lunga, una moda tra i ragazzi del quartiere?
Che non mi piaceva. Ma lo dico anche a mio marito quando la fa crescere. Tonino non la portava tanto lunga ma diceva che senza barba sembrava un bambino.

Ha mai pensato di lasciare Napoli dopo l’omicidio di suo figlio?
Lo penso sempre ma non lo faccio perché qui ho mia figlia che sta crescendo e ho il mio nipotino che ha solo tre anni. Però da 10 mesi non esco di casa, non mi va di vedere nessuno.

Ciro Cuozzo e Francesca Sabella