“Non mi sentivo bene, non sono andato a prenderle stavolta”. Non si dà pace Vittorio, papà di Giulia e Alessia Pisano, le due sorelle di 17 e 15 anni morte travolte dal treno nella stazione di Riccione. Chissà quante volte quel papà avrà salutato le sue due bambine sorridenti che andavano a ballare in discoteca con gli abiti da sera e le scarpe con il tacco. Quante volte le avrà viste tornare a casa il giorno dopo con gli occhi pieni di gioia e tante storie divertenti da raccontare. Questa volta papà Vittorio non ha visto rientrare le sue bambine. Le ha dovute riconoscere cadaveri. Una tragedia immensa.

“Erano la mia vita, lavoravo per loro”, ha detto in un’intervista a Repubblica. “Erano le mie piccoline, il mio grande amore”, ripete a chi gli sta intorno nel dolore, rinchiuso nella casa di Castenaso, vicino Bologna. Poco prima di rientrare Alessia lo aveva telefonato per dirgli che stavano tornando a casa, dirette verso la stazione per prendere il treno.

Secondo le prime ricostruzioni delle testimonianze emerse la serata per Alessia e Giulia non era stata tra le più felici. Avevano trascorso la serata in discoteca poi qualcuno aveva sottratto a Giulia la borsa con portafogli e telefonino. Le due sorelle si erano trovate così all’alba di domenica senza soldi e cellulare, lontano da casa. Alessia il telefono lo aveva ancora, ma scarico. Un ventiquattrenne si era accorto di loro, le aveva viste sdraiate a terra, fuori del locale, e aveva offerto un passaggio. Una volta in auto gli aveva anche prestato il suo telefonino e così Alessia aveva fatto quella chiamata: “Papà, stiamo tornando”. Rintracciato dalla Polfer dirà che le due ragazze sembravano molto stanche, provate dal furto, ma in buone condizioni psicofisiche.

Poi alle 06.50 le due ragazze erano in stazione, immortalate dalle videocamere di sorveglianza. Sono state viste anche da alcuni testimoni che hanno raccontato di averle viste. A un barista Giulia aveva anche raccontato di essere stata derubata del cellulare e del portafogli. L’uomo ha raccontato anche di aver visto Alessia con gli stivali in mano. Stando alla ricostruzione della Polfer, è stata Giulia a scendere sui binari per prima. Alessia si era seduta sulla banchina, forse per superare il dislivello di cinquanta centimetri che la separava dai binari e raggiungere la sorella. Il gestore del bar ha gridato: “Cosa state facendo, fermatevi”.

Quello che è successo dopo ha la durata di un battito di ciglia. Il treno ad alta velocità è passato sfrecciando diretto a Milano. Non era prevista la fermata a Riccione, era solo un transito. Quel tipo di treno viaggia anche a 200 km orari. Il macchinista ha visto Giulia in piedi sui binari e ha azionato il fischio e il freno, ma riuscire davvero a fermarsi era impossibile. Poi gli era apparsa davanti Alessia, la piccola, anche lei sui binari. Ha avuto l’impressione che si sia accorta del treno, che si sia girata come per tornare indietro, ma era troppo tardi. “Ho sentito un colpo tremendo e poi tutti che urlavano”, ha detto il gestore del bar. “Un botto, un’esplosione come se fosse una bomba”, ha confermato Stefano, un giovane di 32 anni che agli investigatori ha anche riferito di avere visto una ragazza che tendeva la mano all’altra, come a cercare di salvarla.
I corpi sono stati trascinati per 700 metri, straziati e distrutti. Difficile riuscire a svolgere l’autopsia o gli esami tossicologici per capire lo stato psicofisico delle due. Cosa sia accaduto potranno ricostruirlo solo altri testimoni per mettere insieme i pezzi del puzzle. Intanto il tribunale dei social ha già sentenziato: sotto i post di cordoglio per le due ragazze spuntano le accuse di incoscienza nei confronti delle ragazze e della famiglia. Comune di Riccione ha bloccato i commenti sotto a un post di cordoglio: “Crediamo sia il momento del silenzio”. Per il momento resta ancora un mistero capire cosa stessero facendo le due ragazze così vicine ai binari da essere travolte dal treno in passaggio.

Redazione