Il suicidio del fotografo napoletano Umberto Sbrescia, sopraffatto dai debiti, riaccende i riflettori sui drammi umani e professionali che la pandemia sta generando. Qual è la situazione a Napoli? «A Napoli e in Campania non si registrano aumenti sensibili di ricorsi per dichiarazione di fallimento o altro che possa far pensare a una escalation di fallimenti, ma mi viene da aggiungere la parola purtroppo perché temo che una volta cessati gli effetti delle moratorie generalizzare previste dalla normativa emergenziale si possa registrare un grave aumento in questo settore». Nicola Graziano è giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Napoli. Nel corso della sua lunga esperienza si è occupato di casi anche molto complessi e delicati, tra i quali quello dell’Edenlandia che ha fatto giurisprudenza: Graziano riuscì a non far chiudere il parco divertimenti e restituirlo alla città. Ora la crisi, generalizzata, porta a interrogarsi sul dopo-pandemia.

«Credo che sia necessario seguire le norme che il legislatore in questo anno, che è appena passato, ha messo in campo e che posso sintetizzarsi in due principi di base – spiega il magistrato – cioè quello del favore verso strumenti negoziali della crisi (per esempio concordati preventivi e altro) e principio della meritevolezza e inesigibilità strettamente collegati agli istituti che disciplinano le possibili soluzioni per il superamento della crisi dei soggetti sovraindebitati, cioè dei soggetti non fallibili ovvero dei debitori civili». Se il vaccino è una speranza per l’emergenza sanitaria, come si potrà curare la crisi economica? «Siamo al limite di una misura che appare oramai colma – afferma – e i provvedimenti che il nostro Governo ha messo in campo appaiono ancora non sufficienti a compensare gli effetti negativi che la crisi pandemica sta avendo sull’economia e sulla società, la quale sta sempre di più cambiando modo di risparmiare per la paura di spendere e quindi di consumare. Basti pensare che sono stati risparmiati in questo anno, in danno dell’economia circolare, circa 75 milioni di euro».

Le inefficienze della giustizia sono un peso ulteriore sul pil: come intervenire sul fronte giudiziario? «Nella materia fallimentare si attende l’entrata in vigore del nuovo codice della crisi che con le misure di allerta potrebbe contribuire a migliorare gli effetti negativi dello stato di crisi e di insolvenza in cui versano e verseranno molte aziende italiane». Quanto alla giustizia servono riforme: «La durata ragionevole del processo civile – aggiunge Graziano – è un obiettivo cui tendere per rendere armonica la risposta della giustizia civile italiana con le medie europee. Non posso negare che il legislatore ha più volte operato in questa direzione e risultati in termini di riduzione dei tempi si sono visti. Ma si attende da anni una complessiva riforma del codice di procedura civile che rechi con sé una chiara e inequivoca semplificazione dei riti nell’ottica del loro snellimento e possa ridurre i tempi della sempre più necessaria risposta di giustizia. Non si può più attendere».

Oltre la riforma, si valutano sburocratizzazione e misure fiscali. «La parola chiave – sottolinea Graziano è riduzione del cuneo fiscale. Da lì bisogna partire per far ripartire l’economia. Ne sono sempre più convinto perché da lì ripartono gli investimenti e quindi il lavoro e i consumi in un circolo virtuoso che stenta a decollare». Quanto alla burocrazia, «in Italia ci sono troppe leggi che creano lacci e lacciuoli. Un Paese moderno ha bisogno di poche ma certe regole. E alla violazione di tali regole deve seguire una riposta sanzionatoria forte e indiscutibile. Solo così può dirsi che il Paese è veramente competitivo con i partner europei».

Tornando al tragico caso di cronaca dei giorni scorsi, nel biglietto di addio lasciato alla famiglia l’imprenditore suicida esortava i familiari ad andare via da Napoli. Suona come un grido di disperazione. «Ho deciso di non andare via e come me tanti che più di me rischiano sulla propria pelle perché liberi professionisti o imprenditori. Scappare – conclude Graziano – non è mai una soluzione come tragico è togliersi la vita per i debiti. Su questo bisogna essere un fronte unito. Mi appello a un profondo senso di appartenenza che si ispira all’idea di bene comune che è condivisione e forza per andare avanti. L’unità di intenti è quel patto necessario per superare questa crisi economica e pensare con positività al futuro che avanza».