Il caso
“Gli iraniani in Italia non devono sfidare il regime”, polemica contro l’ambasciatore Reza Sabouri
In Italia studiano e vivono molti iraniani. Tra questi, numerosi hanno manifestato contro il regime teocratico degli ayatollah, con la speranza di poter vivere in un Paese finalmente libero. Ma la libertà di manifestazione, a quanto pare, è messa a dura prova anche per gli iraniani in Italia. L’ambasciatore iraniano Mohammad Reza Sabouri – che negli ultimi anni ha rilasciato molte interviste ai media italiani, parlando di Gaza e di Israele, e ovviamente della guerra in Iran e in Libano, lamentandosi delle sanzioni che l’Unione europea ha adottato contro il suo Paese, e mostrandosi nemmeno troppo velatamente dalla parte dei terroristi di Hamas – avrebbe più volte invitato i propri connazionali in Italia a evitare di organizzare e partecipare a manifestazioni anti-regime.
A dirlo è una studentessa e attivista iraniana dell’associazione Unione studenti iraniani in Italia che risiede a Genova e che ha ricevuto, come tutti gli iraniani, un paio di mail: nella prima comunicazione si invitano i destinatari a evitare ogni manifestazione contro la Repubblica islamica; nella seconda si fornisce un IBAN di una banca keniota, sollecitando un versamento in dollari al fine dichiarato di finanziare la Mezzaluna Rossa e contribuire alla ricostruzione di scuole e ospedali.
In seguito a questa comunicazione dell’ambasciata è stata organizzata una raccolta firme (ne sono state raccolte fino ad ora circa 3.000) per presentare una petizione popolare ex art. 50 Cost. per chiedere l’espulsione dell’ambasciatore iraniano Reza Sabouri. Secondo i legali interpellati dagli attivisti, infatti, si tratta di comportamenti inaccettabili, che rappresentano per di più gravi violazioni delle relazioni diplomatiche, come viene esposto più nel dettaglio nella petizione. C’è da chiedere dove andrebbero davvero a finire le donazioni e soprattutto quando gli iraniani, persino in un Paese libero e democratico come l’Italia, possano avere un orizzonte chiaro, anche se ancora in balìa dell’incertezza degli eventi, e avere la facoltà di manifestare liberamente anche contro le pressioni dei propri ambasciatori.
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