Prima il Recovery plan, poi la crisi. Lo schema non si schioda dalla situazione di partenza. Perché Matteo Renzi ha messo da parte il progetto di ritirare le ministre di Italia viva prima del Cdm che dovrà dare il via libera al piano per i fondi europei, ma non quello di archiviare l’esperienza di questo governo. Mentre Giuseppe Conte, pur non rinunciando all’ipotesi di un passaggio parlamentare, apre alla possibilità di un rimpasto ma senza passare per il Quirinale.

Lo strappo, dunque, si allarga e ogni ora che passa appare sempre meno ricucibile. Lo dice chiaro e tondo il leader di Iv, che accoglie l’appello del Colle a non far esplodere tutto proprio adesso ma allo stesso tempo prova a non lasciare spazio al premier – e agli alleati – di alzare il muro del Next Generation Eu per proteggere l’esecutivo dalla resa dei conti. “Approviamo questo benedetto Recovery”, batte i pugni, rilanciando anche il tema dei ristori: “Facciamo il quinto decreto, c’è bisogno di correre. Non ne posso più di perdere tempo”.

Gli fanno eco Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, che per tutto lunedì chiedono di avere il testo, e le 24 ore di tempo concordate per analizzarlo, lasciando sul piatto la possibilità di rimettere il mandato. Al punto in cui il braccio di ferro è arrivato, difficilmente se ne uscirà senza un nuovo patto di legislatura – come chiede anche il Pd – e una squadra diversa da quella attuale. Del resto anche i dem sono ormai orientati verso la soluzione meno indolore, “con una crisi breve, gestibile, parlamentare” suggerisce Goffredo Bettini, uno dei consiglieri più ascoltati dal segretario, Nicola Zingaretti.

Messaggi che arrivano dritti a Palazzo Chigi, dove Conte prova a non sbilanciarsi più dopo aver offerto via social network almeno un paio di calumet della pace a Renzi. “Noi lavoriamo per costruire, il momento è difficile e dobbiamo assolutamente mettercela tutta per offrire risposte ai cittadini”, dice il presidente del Consiglio, intercettato dalla Rai durante una passeggiata per il centro di Roma. “Il Recovery plan dovremmo approvarlo oggi, con il Cdm in serata”, ribadisce usando un’espressione tanto cara al senatore toscano: “Dobbiamo correre”.

Anche se al Nazareno c’è chi invita alla calma, come Andrea Orlando: “L’accordo in generale non lo darei per fatto, ci sono molte questioni aperte”, ma è sostanzialmente un bene che venga messo al riparo dai venti di crisi. Dopo gli appelli di Luigi Di Maio alla responsabilità, entra in partita anche il resto del corpaccione M5S, con lo stato maggiore che si mobilita in difesa del premier, ma soprattutto della stabilità di questa maggioranza.

A dispetto del mondo social e di alcuni interventi dei singoli parlamentari, ai piani alti del Cinquestelle si prova a evitare la rottura totale con Renzi, pensando forse al futuro della legislatura, al di là di come andrà a finire lo scontro con Conte. “È davvero incomprensibile come si possa evocare una crisi di Governo in questo momento”, alza i toni Vito Crimi. Per il capo politico dei pentastellati “l’immobilismo non è di questo Governo”, e a chi ci accusa di questo ricordo solo alcune delle cose fatte nelle ultime settimane. Non ci siamo mai fermati e non dobbiamo fermarci adesso”. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo un Recovery plan.