Dopo il tira e molla di settimane è stato inviato dal governo ai rappresentati dei partiti di maggioranza la nuova bozza del Piano di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Un testo modificato sulla base delle indicazioni dei partiti, si apprende da fonti parlamentari. “La presentazione del PNRR – si precisa nel testo – necessiterà di una più precisa definizione delle riforme e delle strategie di settore connesse al Piano e di ulteriori passaggi politico-amministrativi che consentano di finalizzare le progettualità e le tempistiche previste, attraverso l’individuazione dei soggetti responsabili, delle attività da compiere e delle modalità operative di lavoro e di coordinamento delle amministrazioni e degli attori istituzionali a vario titolo coinvolti”. Le risorse del Recovery Plan ammontano complessivamente a 222,03 miliardi di euro: 209,84 per il Next Generation Eu; 66,6 miliardi già impegnati in progetti in essere; 143,24 su nuovi progetti. Basterà la nuova bozza per ricucire lo strappo nella maggioranza? “Bisogna mettere più soldi su cultura, turismo, giovani. La Next Generation sono i giovani: diamogli qualcosa dopo aver chiuso le scuole”, ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi a Tg2 Post. “Mi spiegate perché non mettete i 36 miliardi del Mes sulla sanità?”.

Lapresse apprende da fonti della maggioranza che si potrebbe tenere domani sera, alle 18:00, l’incontro tra il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione. Il piano, intanto, presenta saldi cambiati e più consoni alle richieste avanzate dalle forze della coalizione e in particolare da Italia Viva di Matteo Renzi. Stralciata, in primis, la governance da circa 300 persone con al vertice il premier e il ministro dell’Economia e dello Sviluppo Economico Roberto Gualtieri. Altro punto a favore di Renzi: lievitate le risorse per la Sanità da 9 a 19,72 miliardi di euro, con un incremento per l’Assistenza di prossimità e la telemedicina di quasi tre miliardi. Nuovo stanziamento da 7,5 miliardi, a cui si aggiungono 400 milioni, per un nuovo modello di sanità pubblica ecologica e un sistema di sorveglianza veterinaria e sulla sicurezza degli alimenti.

Pacchetto, cospicuo, da 60 miliardi di euro di fondi Ue per la transizione ecologica e la svolta green. Sull’edilizia e l’ammodernamento delle apparecchiature sanitarie, poi, il totale è di 10,5 miliardi, a cui si aggiungono 1,3 di politiche per la coesione europea. Aumenta anche la quota di investimenti, che arriva al 70%, con un “un impatto sul Pil di circa 3 punti percentuali”, secondo le stime del governo, “e un incremento occupazionale superiore a quello precedentemente previsto”. La previsione di spesa per i progetti sull’efficientamento energetico e la riqualificazione degli edifici avranno in dotazione risorse per 30,7 miliardi, da dividere tra 11,63 miliardi per l’edilizia pubblica e 19,09 per quella privata, anche per l’adeguamento alle normative anti-sismiche. Presente anche un primo compromesso sul Superbonus 110% (argomento del Movimento 5 Stelle) che chiedeva l’estensione fino al 2023.

Ammonta poi al 50% la quota della parte investimenti per il Sud, trasversale a tutte le missioni e i progetti previsti. Così come priorità trasversali restano le donne e i giovani in tutti gli obiettivi del Piano. “Tali priorità – è scritto – non sono affidate a singoli interventi circoscritti in specifiche componenti, ma perseguite in tutte le missioni del PNRR. Ogni missione, infatti, deve esplicitare le linee di riforma e di intervento mirate al perseguimento delle tre priorità trasversali, anche attraverso la definizione ex ante e la misurazione dei risultati attesi”. Più che raddoppiati i fondi destinati al turismo con un totale di 8 miliardi dai 3,5 previsti dal piano del 30 dicembre. I progetti per la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di viadotti e ponti stradali arrivano a 1,6 miliardi. Sul fronte ferroviario è previsto un “consistente intervento “sulla rete, pari a 26,7 miliardi”ulteriormente potenziato nel Mezzogiorno grazie al supporto dei fondi Fsc”. Sul fronte dell’intermodalità è previsto un “cronoprogramma nazionale per gli investimenti per la logistica e la digitalizzazione dei porti, a partire da Genova e Trieste”, e per il rinnovo delle flotte portuali e dei mezzi di terra e la navigazione fluviale”.

Su questa bozza dovrà lavorare il Consiglio dei ministri. La mediazione tra le parti resta complicata, con i renziani indispettiti dagli incontri avuti dai ministri dell’Economia, Gualtieri, e degli Affari europei, Enzo Amendola, con Pd, M5S e Leu senza esserne avvisati. “Abbiamo avuto da poco le 13 cartelle del Recovery, approfondiremo e poi diremo quello che va bene o meno”, ha detto la ministra per le Politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova, capodelegazione di Italia viva. Il Partito democratico domani riunirà la Direzione nazionale per discutere della situazione politica. I dem hanno indicato intanto i “pilastri” sui quali hanno chiesto “modifiche sostanziali” alla bozza del Recovery Plan: giovani, donne, politiche attive per il lavoro e meno bonus e più investimenti. La partita del Recovery Fund, e per il governo, resta ancora aperta.

Redazione