Chi scommetteva sulla crisi della Befana, deve rivedere i propri calcoli. Al momento la scena racconta ancora di uno stallo “operoso” segnato da due fatti importanti. Il primo: il ministro Gualtieri ha elaborato la quarta bozza di Recovery plan, ha accolto e condiviso – così si assicura – «numerose delle osservazioni fatte dai partiti di maggioranza» e ieri c’è stato un primo briefing con il premier e i ministri Amendola (Affari Ue) e Provenzano (Sud, Pd). Il secondo: il premier Conte ha interrotto il silenzio che si era imposto dopo la conferenza stampa di fine anno e in un post sui social ieri ha assicurato che «il Piano è stato migliorato e arricchito grazie alle proposte delle forze di maggioranza» rispetto alle quali «non è mai venuta meno l’apertura al confronto e all’ascolto». A breve, promette, ci sarà «l’incontro con le forze di maggioranza per operare una sintesi complessiva». E c’è anche una apertura al Mes.

Conte prova quindi a chiudere la crisi senza ulteriori strappi. Senza sostanziali modifiche alla squadra di governo. Senza, cioè, le incognite di una crisi parlamentare. Promettendo quei cambiamenti che non solo Italia viva ma anche il Pd gli chiedono almeno dall’autunno. Soprattutto Conte rinvia il momento della verità, quel Consiglio dei ministri che atteso per il 30, poi il 31, poi il 4 gennaio infine per oggi e che sembra rinviato alla prossima settimana. A quell’appuntamento il Presidente del Consiglio cerca di presentarsi con un Piano di ripartenza “fortemente modificato” di sterilizzare i motivi di dissenso sollevati soprattutto da Italia Viva. E di fare diventare quasi residuale il tema del cambio della squadra di governo. Che palazzo Chigi liquida come “problema di poltrone”. Ben sapendo che alcune caselle chiave non sono adeguatamente gestite.

Al lungo post di Conte, Matteo Renzi reagisce con ottimismo scettico. «Il post di Conte è un’apertura alle nostre richieste che dunque non erano così pretestuose». Ma in politica, aggiunge subito dopo «contano i fatti, gli atti e non i post sui social. Siamo in attesa di leggere il testo». Italia viva non arretra di un centimetro. «Il Presidente del consiglio deve governare. Se è in grado di farlo, lo faccia. Altrimenti toccherà ad altri».

Decisamente più preoccupante la reazione del Movimento 5 Stelle. Che si è sentito escluso dal primo briefing sulla nuova bozza di Recovery plan. E mette le mani avanti: «Guai – dicono fonti del Movimento – se il Piano dovesse essere a trazione Pd e Iv…». La coperta è corta: se Conte tira da una parte, si scopre dall’altra. In serata il reggente Vito Crimi cerca di mettere una pezza ai nervosismi dei gruppi parlamentari. «Bene la nuova bozza che accoglie molte delle richieste del Movimento 5 Stelle». A ognuno la sua bandiera. Tra i “miglioramenti” annunciati nella nuova bozza del Piano di ripartenza italiano ci sarebbero più investimenti (fino al 70% dei 209 miliardi) e meno sussidi, più soldi per la Sanità (18 miliardi invece dei 9 assegnati in origine compresi i fondi per l’edilizia sanitaria), sarebbe sparita la Fondazione sulla cybersicurezza e la cabina di regia sarebbe tornata in capo ai ministeri seppure coadiuvati da coach che dovranno monitorare il cronoprogramma degli investimenti.

Conte ne dà conto in un lunghissimo post con cui, dopo cinque giorni di silenzio, risponde ad altrettanti giorni di ricostruzioni e retroscena. Per raggiungere gli obiettivi necessari per affrontare l’emergenza sanitaria e quella economica – scrive il premier è «imprescindibile rafforzare la coesione della maggioranza e, quindi, la solidità alla squadra di governo». In primo piano, quindi, progetti e qualità della squadra.

Tra le caratteristiche del premier c’è quella di essere bifronte. In questi giorni di operoso silenzio Conte ha sondato la possibilità di sostituire i 18 senatori di Italia viva con una ventina di Responsabili e andare avanti, come suggerito da Travaglio, sbarazzandosi di quel fardello che è “il 2% di Italia viva”. Ieri, ha spiegato, come se nulla fosse, che «in questi mesi non è mai venuta meno l’apertura al confronto con le forze che sostengono l’esecutivo» e che la nuova bozza del Pnrr, assai migliorata proprio grazie allo osservazioni dei partiti della coalizione, sarà oggetto di confronto con “l’intero Parlamento” e dunque “anche con l’opposizione” e le parti sociali. Da parte mia, ha precisato, «non è mai venuta e mai verrà meno l’apertura al confronto e all’ascolto delle forze che sostengono il governo perché è questo che ci chiedono i cittadini». Adesso dobbiamo «correre insieme».

Conte ha capito che la minaccia del voto anticipato non regge più. I Responsabili hanno le gambe cortissime. Anche il Quirinale ha fatto filtrare le opportune osservazioni in merito. Dunque apre. Su tutto. O quasi. Questa volta devono però arrivare i fatti. L’appuntamento, nel caso, è sempre in Consiglio dei ministri. E poi al Senato.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.