Se avete presente La Ronda di Notte di Rembrandt, l’aria è un po’ quella: un gruppo di bravi cittadini, non degli energumeni ma dei responsabili per la sicurezza della cittadella, si avviano a portare il loro aiuto là dove la comunità ha bisogno: in spalla hanno uno schioppo probabilmente scarico, un ventre gaudente, e intorno dei cagnetti latrano allegri al loro passaggio. E i “responsabili”, dalla scelta ormai antica di questo nomignolo, chi sarebbero? La stessa cosa.

Uomini e donne che per loro natura vivevano in un eremo sui gradoni più alti della montagna parlamentare dove nidifica il gruppo misto, i quali, vedendo addensarsi la tempesta e avendo nel cuore come primo obiettivo il bene comune, sia pur borbottando degli “Ohibò” e col passo dei sette nani, escono per andare a difendere la patria in pericolo. Come motto dovrebbero avere quello inglese “Right or wrong, my country”, ovvero: che abbia torto o ragione è comunque la mia patria. O anche: finché si scherza, si scherza, ma se è in gioco la pubblica utilità, la stabilità o altre parole dismettono o superano le discordie che li avevano spinti a salire sulla collina del gruppo misto dove si sono nutriti di bacche, bruchi e radici e scendono a valle per “dare una mano” (frasal verb d’ordinanza) e fare il dover loro. In due parole: sostenere il governo, quale che sia. Il governo “quale che sia” è sempre un governo che, come capita in democrazia parlamentare, starebbe per affogare, è a corto di voti e cerca supporter.

Saranno disinteressati i voti di questi antichi eremiti della legislatura che vanno a difendere il governo? Ovviamente no, ma nel senso buono e politico: in politica tutto si regge su un metabolismo di equilibri e compensazioni che in genere non hanno a che fare con pagamenti in denaro, ma in compensi. Primo fra tutti, quello assolutamente farlocco di garantire a chiacchiere la sicura rielezione alle prossime elezioni, esca alla quale frequentemente l’aspirante responsabile abbocca. Direte voi: ma tu, che scrivi, sei mai stato un responsabile? Sì, certo. Avevo lasciato Forza Italia per protesta, per dissenso sulla politica estera, ero diventato vicesegretario del partito liberale ed ero anch’io appollaiato nel gruppo misto. Poi si trattò di scegliere se far cadere o no Berlusconi nel momento di sua massima fragilità. Così feci parte del gruppo dei responsabili del momento, votai e fui linciato vivo da amici e parenti che mi dattero del porco traditore mascalzone venduto, voltagabbana cialtrone, criminale e anche qualche insulto più spiccio. Quando ricordavo che io ero in Parlamento perché eletto nelle liste di Berlusconi e che quindi non stavo tradendo proprio nessuno, la valanga di insulti e sterco aumentò di volume e velocità. Nulla di grave, è normale. O meglio: è normale se fai il responsabile per sostenere Berlusconi. Non esiste girone nell’inferno sufficientemente feroce per punire chiunque, a qualsiasi titolo, abbia agito per salvare o tentar di salvare, un governo Berlusconi o Berlusconi stesso. Io, per mia fortuna, avevo già le spalle forti: avevo osservato da tempo il curioso fenomeno stradale per cui le persone che mi conoscevano, al vedermi cambiavano marciapiede. Era accaduto ai tempi in cui avevo il privilegio di rendere comprensibile il pensiero di Francesco Cossiga, sempre trattato come frutto di pazzia violando la direttiva che imponeva: «Il pensiero di Cossiga deve essere trattato e descritto come una malattia mentale degenerativa affinché giustifichi la richiesta di dimissioni forzate».

Anche allora io fui un responsabile. e con una minuscola pattuglia di volenterosi salvammo il Presidente e probabilmente anche la Repubblica, di cui mi trovai, goffamente, ad essere un Commendatore. Oggi vediamo al microscopio – ma anche al telescopio – il fenomeno inverso: poiché il governo dell’avvocato Conte è in pericolo di vita perché sta provocando crisi di rigetto globali, ecco che a Palazzo Chigi qualcuno ha riaperto le liste d’arruolamento per la legione straniera dei responsabili. Ne ha radunati un plotone, non certo una compagnia – gente per forza di cose raccogliticcia non sempre nel pieno possesso della memoria – e, dopo averli vestiti, calzati e armati di archibugio, il reclutatore ha rivolto la fatidica domanda: «Siete voi pronti a combattere e morire per il governo?». Cui è seguita l’esplosiva risposta: «Combattere, forse, morire, mai e comunque dipende dall’ingaggio». Ed è normale che sia così. Specie in una democrazia zoppa e in libertà vigilata come la nostra che ormai non sappiamo più se è figlia della Costituzione o dell’oroscopo. Ma il punto che ci preme sottolineare è che gli attuali ingaggiati per la ronda dei “responsabili” non sono stati cosparsi di pece e di piume sui giornali, ma al massimo leggermente criticati per una questione di tattica opportunità.

Non hanno nulla di diverso, dal punto di vista parlamentare e costituzionale dai responsabili che si radunarono per sostenere Berlusconi, ma nessuno ha cercato di toglier loro la pelle con lo scudiscio, insieme all’onore, infangandoli come burattini manovrati, puttane, gente senza faccia e senza vergogna. Vi ricordate il linciaggio di Scilipoti? Scilipoti devo dire che alla fine diventò un eroe perché costretto a stare al gioco del proprio linciaggio, rispese con umorismo surreale, sicché andò a farsi fotografare col presidente della Corea del Nord prima che lo facesse Trump e diventò una maschera italiana promossa da Crozza. Onestamente, Scilipoti ha vinto rendendo imbarazzanti coloro che spendevano tutte le loro polveri per farlo apparire un losco pagliaccio. Per tutti coloro che in qualsiasi modo sostenevano Berlusconi fu riesumato e mantenuto sotto le luci della ribalta l’infamante aggettivo “voltagabbana”.

Io stesso sono stato il voltagabbana per eccellenza: e che cazzo, eri di sinistra, hai allevato figli di sinistra, sei stato un famoso giornalista di sinistra in un giornale di sinistra che peraltro hai anche contribuito a fondare e adesso vai con Berlusconi? Ma quali immondi vantaggi, quale prezzo della tua coscienza messa all’asta, quali gradini dell’abiezione hai tu disceso… e così via, continuate voi. Il punto è antico e dipende dallo stalinismo italiano che è anche uno upgrade del fascismo italiano, tant’è che i due fenomeni permisero, senza fare una piega e neanche un plissé, a tutta l’intellighenzia fascista di passare sotto le insegne staliniste e continuare nella pratica secondo cui coloro che si comportano politicamente come tuoi avversari, non sono persone onorabili ed onorate ma sono e vanno derisi e sputtanati e messi alla gogna come traditori, jene, porci, cani rognosi, venduti, comprati e – insomma – voltagabbana.

Agli attuali “responsabili”, quale che ne sia la sorte e l’uso (il Pd non li vuole e dunque forse saranno rimessi sotto naftalina) è stata risparmiata la gogna, anzi sono stati largamente benedetti dal giornalista che vanta il diritto d’autore di questo governo. Sicché abbiamo potuto osservare in questi giorni i fenomeni boreali sia del doppiopesismo che del benaltrismo (parola di cui vanto per vanità il copyright) perché si dice che “ben altri” sono i problemi da affrontare che non quelli di una maggioranza numerica che faccia da zeppa in Parlamento per non far cadere tavolo e commensali. Anzi, semmai, l’avrete notato, Berlusconi per coloro che lo hanno assediato e cannoneggiato per decenni, è per loro giusta convenienza, oggi riconosciuto di colpo come uno statista, un uomo, lui sì, responsabile con cui si possono discutere le strategie per far ripartire il Paese prima che il gorgo della pandemia, dell’economia e dell’ignoranza se lo porti via.

Dunque, anche se probabilmente non saranno davvero chiamati alle armi, sia reso onore ai nuovi responsabili scesi per difendere un governo incerto fra montagne russe e sabbie mobili. Lorsignori sono liberi: possono tornare in posizione di riposo, deporre le mantelline in guardaroba, riconsegnare cartuccera e borraccia tenendosi a disposizione – comandi! – perché soldato che non muore, buono per un’altra volta, si diceva nella Grande Guerra. Noi non vogliamo che muoia nessuno, ma confessiamo un conflitto di interessi perché vorremmo mantenere illuminati due oggetti che si fanno ombra: la memoria e quel dispositivo detto “Due pesi e due misure”, una curiosità metrica tutta italiana che non troverete al Musée de poids et Mésures di Sèvres, dove custodiscono il vero metro, il vero chilo e il vero litro, uguali per tutti ma non da noi.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.