È la settimana decisiva per stabilire le nuove regole per fare fronte all’epidemia di Coronavirus dopo il mese di maggio, quando secondo la ‘road map’ del governo saranno rideterminate alcune delle misure di sicurezza per contrastare il virus.

Il giorno chiave dovrebbe essere quello di giovedì 28 aprile, quando il ministro della Salute Roberto Speranza, sicuramente l’esponente del governo più cauto su riaperture e superamento delle misure anti-Covid, farà un atto dopo aver sentito il presidente del Consiglio Mario Draghi, probabilmente un’ordinanza.

Una dei provvedimenti chiave sarà il mantenimento dell’obbligo di mascherina al chiuso. Il dispositivo di protezione resta assieme al vaccino lo strumento più valido per contrastare la diffusione del Sars-Cov-2, come evidenziato da praticamente tutti gli esperti, e visto che l’andamento dell’epidemia non rallenta, con i casi sopra i 400mila a settimana da oltre un mese e mezzo, il governo non ha intenzione di eliminare l’obbligo.

La mascherina

L’ufficialità manca ancora, ma l’intenzione del governo è quella di mantenere l’obbligo su mezzi di trasporto pubblici e a scuola. Sul fronte dei luoghi di lavoro esiste allo stato un protocollo tra ministero della Salute e del Lavoro per mantenere l’obbligo, ma si potrebbe anche virare su una doppia soluzione: nel pubblico la mascherina resterebbe obbligatorio per tutti, nel privato potrebbe essere invece lasciata libertà di scelta al datore di lavoro in base alla situazione della sua attività, ovvero al rischio di contagio tra dipendenti.

In base a queste direttive, di fatto la mascherina verrebbe eliminata dove di fatto già oggi è in larga parte già non utilizzata. È il caso di bar e ristoranti, dove il dispositivo di sicurezza può essere tolto una volta seduti ai tavoli per consumare. Quanto ai negozi, l’ipotesi al vaglio dell’esecutivo è di lasciare l’obbligo nei locali della grande distribuzione e comunque nelle situazioni di affollamento.

Mascherina che servirà ancora per gli spettacoli al chiuso, come nei cinema o nei teatri: ma il governo dovrà decidere se basterà la chirurgica oppure ancora la ffp2.

Il Green pass

Quanto al certificato verde, che dimostra l’avvenuta vaccinazione o guarigione, a partire dal mese di maggio non sarà più necessario per entrare nei luoghi di lavoro e nei locali pubblici.

Il Green pass non verrà richiesto per entrare sul proprio luogo di lavoro neanche a chi è ancora obbligato a vaccinarsi, come gli over 50: dunque potranno svolgere il proprio impiego anche chi non è vaccinato, non è mai stato malato o non ha fatto un tampone.

Obbligo per gli over 50 che invece resterà in vigore fino al 15 giugno per forze dell’ordine, forze armate, personale della scuola e dell’università, con multa in caso di mancato rispetto ma nessuna esclusione dal lavoro.

Unica eccezione dovrebbe esserci, come anticipa il Corriere della Sera, per “gli esercenti le professioni sanitarie e dei lavoratori negli ospedali e nelle Rsa per cui resta la sospensione dal lavoro per chi non si vaccina, fino al 31 dicembre”.

Redazione