Movimento 5 Stelle sempre più in difficoltà. Con la polemica innescata da Davide Casaleggio, figlio del co-fondatore Gianroberto, che lunedì ha comunicato il taglio dei servizi sulla piattaforma Rousseau a causa della “grave morosità” di diversi portavoce del Movimento, non si è fatta attendere una ‘risposta’ dalla base parlamentare.

Tre deputati si sono infatti autosospesi dal Movimento 5 Stelle: si tratta di Fabio Berardini, Carlo Ugo de Girolamo e Paolo Romano. In una nota congiunta i tre sottolineano che “il fatto che a pochi giorni dalle elezioni Casaleggio abbia lanciato un attacco pubblico a mezzo stampa al MoVimento 5 Stelle è vergognoso e stentiamo a capire quale gioco politico possa esserci dietro una presa di posizione così netta, in una situazione che di chiaro e ben definito non ha nulla”.

Nell’elenco pubblicato da Casaleggio figurano un totale di 48 su 294 tra deputati e senatori, tra cui alcuni nomi di spicco del Movimento: in particolare Giulia Grillo e Paola Taverna, entrambe ferme con i pagamenti al dicembre 2019.

Ma i tre deputati autosospesi ricordano come “gestire la piattaforma Rousseau significa gestire il potere all’interno del Movimento 5 Stelle: non solo le fondamentali votazioni (compresa quella effettuata a Ferragosto in cui ha votato il 28% degli aventi diritto) ma anche gestire (o possedere?) i dati sensibili di tutti gli iscritti del M5S, comunicazioni, candidature, liste, votazioni: uno strumento che diventa un’arma a doppio taglio nel momento in cui, unilateralmente, si decide di adottare questo genere di atteggiamento”.

Berardini, de Girolamo e Romano segnalano quindi che “l’anomalia grave” è stata segnalata “da mesi e purtroppo mai affrontata fino ad ora (senza tenere conto dell’appello lanciato nei giorni scorsi da oltre 30 parlamentari del gruppo Parole Guerriere)” e che per questo “è giunto il momento di chiarire una volta per tutte questi rapporti”.