Casaleggio, Rousseau e i Cinque Stelle saranno anche appassionati di grandi valori ideali, ma dalle carte risultano parlare sempre e solo di soldi. Discutendone, litigando. Soprattutto tra loro. Sono ai ferri corti da un po’, il comico-fondatore e l’erede della Casaleggio & Associati. Il Riformista ha potuto visionare una missiva riservata, circolata ieri tra i parlamentari grillini, che suona esattamente come le lettere di certe società di recupero crediti, come la nostra fonte stessa l’ha definita. «A causa delle protratte e gravi morosità di diversi portavoce del MoVimento 5 Stelle che da troppi mesi hanno deciso di venir meno agli impegni presi, saremo costretti a ridurre progressivamente diversi servizi e strumenti le cui spese di funzionamento, in assenza delle entrate previste, non risultano ovviamente più sostenibili», recita l’avviso firmato Associazione Rousseau.

Che prosegue sullo stesso esattoriale tenore: «All’atto della candidatura i portavoce del MoVimento 5 Stelle hanno sottoscritto l’impegno di versare un piccolo contributo, circa un quarantesimo della propria retribuzione (300 euro), al fine di garantire all’intera comunità del MoVimento 5 Stelle di potersi dotare dei servizi minimi e necessari per il mantenimento di quella che ancora oggi rappresenta la prima forza politica del Paese». Poi l’estensore fa capire che si va verso una cesura. Perché il Movimento non paga più, e quindi ciao ciao. «Siamo orgogliosi di aver accompagnato il M5S in tutti questi anni nel percorso che lo ha portato a diventare da forza politica di opposizione a forza di Governo e siamo orgogliosi di esserci presi cura di tutti quegli aspetti spesso non visibili, ma fondamentali, che hanno assicurato al MoVimento di poter percorrere questo viaggio sapendo di avere alle spalle qualcuno impegnato a proteggerle ogni giorno».

Ed ecco le struggenti note, il libro Cuore: «In questi anni ci siamo dedicati, come compagni di viaggio silenziosi e affidabili, a costruire le fondamenta, a proteggere le mura e a promuovere la vita all’interno di una casa che potesse accogliere una comunità straordinaria di cittadini». Ma in concreto, cosa si paga a fare questa décima? Per assicurare protezione, viene detto. E per candidarsi. «Provvediamo alla tutela legale del MoVimento, del Garante e del Capo Politico difendendo la nostra comunità da decine e decine di attacchi che avrebbero potuto danneggiarla; consentiamo, grazie agli strumenti sviluppati e all’intenso lavoro di supporto amministrativo, burocratico e legale, a migliaia di cittadini di potersi candidare nelle Regioni, nei Comuni o in Parlamento e diventare portavoce all’interno delle istituzioni».
Fin qui la recita della messa cantata.

A questo punto l’elemosiniere, deluso dall’essere passato invano tra i banchi dei fedeli, alza la voce: «Alla luce delle gravi inadempienze e del mancato rispetto degli impegni presi, saremo costretti a ridurre risorse, strumenti e servizi non potendo più sostenere le spese e qualora tali condizioni permangano non sarà più possibile garantire l’infrastruttura organizzativa, amministrativa, tecnologica e comunicativa, nonché la tutela legale». Tagliano la luce, insomma. A meno che Grillo non dia un segnale, a meno che Di Maio non si mostri riconoscente. Prosegue infatti la lettera interna, passando alla prima persona singolare: «Mi auguro che chi ha la responsabilità di far rispettare le regole la eserciti con giustizia ed equità. Siamo nati come MoVimento anche perché volevamo costruire insieme un Paese giusto, meritocratico ed equo». La rottura tra Davide Casaleggio e Beppe Grillo, come in tutti i divorzi importanti, passa per i legali e per le riparazioni economiche. Passaggi dolorosi, quando ci si era tanto amati.