Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha annunciato che l’Italia manderà una seconda tranche di aiuti militari all’Ucraina. “L’Italia continuerà a fare la propria parte sulla base delle indicazioni decise dal Parlamento italiano. Da questo punto di vista, ci sarà un nuovo invio da parte italiana di equipaggiamenti militari, indispensabili per continuare il supporto alla resistenza ucraina”. Domani l’audizione al Copasir. La lista sarà secretata come per il primo pacchetto. Eppure gli italiani sono di altro avviso.

O almeno è quanto emerge dai risultati del sondaggio EMG per la trasmissione di Rai3 Cartabianca. Per quanto riguarda il conflitto in corso in Ucraina, scatenato a fine febbraio dall’invasione della Russia, il 55% degli intervistati ha risposto che l’Europa dovrebbe “promuovere in ogni modo la trattativa diplomatica”. In minoranza quelli che hanno risposto che si dovrebbe “continuare a inviare armi e ad applicare sanzioni economiche”, al 35%. Il 10% non ha risposto.

 

E invece è in via di finalizzazione il secondo decreto interministeriale “della stessa natura della precedente tranches di aiuti, forniti sulla base delle richieste da parte ucraina e in ossequio alle risoluzioni del Parlamento italiano”. Il capo politico del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha commentato che il M5s “si oppone all’invio di aiuti militari e a controffensive che esulino dal perimetro del legittimo esercizio del diritto di difesa di cui all’articolo 51della Carta dei diritti dell’uomo”. Conte ha chiesto a Draghi e a Guerini di riferire in Parlamento.

Per l’indagine è molto labile lo scarto del gradimento tra chi giudica positivi (43%) il ruolo e le scelte dell’Europa sulla guerra e chi invece giudica negativamente (40%). Nessun dubbio su quale parte gli italiani appoggiano: il 58% l’Ucraina, il 7% la Russia, il 25% nessuno dei due, il 10% non risponde. Scende invece la paura, nonostante le ultime minacce agitate da Mosca, di un conflitto nucleare: di 7 punti percentuali dallo scorso 19 aprile fino al 62%. Comunque un dato piuttosto alto che riflette la percezione mediatica del conflitto. Al 22% chi crede che la guerra non prenderà quella direzione.