Migliaia di persone in piazza, in oltre cinquanta città, e più di 1.800 arrestati. C’è anche una Russia che scende in piazza, contro la decisione del Presidente Vladimir Putin di invadere l’Ucraina. I combattimenti sono in corso, le notizie caotiche e confusionarie come succede negli scenari di crisi: ma la battaglia infuria su Kiev. Secondo Bloomberg la capitale ucraina potrebbe cadere nel giro di alcune ore. Circa 100mila persone sono fuggite ieri dalla città.

Nessuno sconto ai russi che sono scesi nelle strade a manifestare contro le operazioni militari annunciate in televisione ieri notte, mentre si riuniva il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Non un’occupazione, operazioni per “demilitarizzare” e “denazificare” l’Ucraina, aveva assicurato Putin. Le proteste in Russia contro la decisione del Presidente sono partite subito. Non si assisteva a una mobilitazione così grande nel Paese dal gennaio dell’anno scorso, dall’esplosione del caso del dissidente Aleksey Navalny: avvelenato, curato in Germania, estradato e incarcerato. Il dato di 1.817 arresti è stato comunicato dalla Ong Ovd-Info. Almeno 700 soltanto nella capitale Mosca. Soprattutto giovani i manifestanti russi scesi in piazza. “Niet voyné”, “No alla guerra” lo slogan.

 

In tanti protestavano individualmente, staccati dai gruppi: le manifestazioni di massa non sono autorizzate in Russia. Lo stesso Navalny si è schierato: “Sono contrario a questa guerra. Credo che questo conflitto tra Russia e Ucraina sia condotto per insabbiare la rapina ai danni dei cittadini russi e per distrarre la loro attenzione dai problemi del Paese, dal degrado dell’economia”. Parole dure anche da parte del Premio Nobel per Pace Dmitry Muratov, direttore di Novaya Gazeta: “Siamo a lutto. Il nostro Paese per ordine del presidente Putin ha iniziato una guerra con l’Ucraina. E non c’è nessuno che possa fermare la guerra. Quindi, insieme al dolore, noi proviamo vergogna. Nelle sue mani il comandante in capo rigira il pulsante nucleare come il portachiavi di una macchina di lusso”.

Tante anche le famiglie spezzate, dilaniate da un conflitto tra due Paesi legati profondamente – nel suo discorso di riconoscimento delle Repubbliche autoproclamate del Donbass, Putin aveva di fatto negato la sovranità del vicino. Circa 50 membri dell’Accademia delle Scienze russa e altri 130 scienziati, ricercatori e giornalisti scientifici hanno firmato una lettera contro la guerra. “Questo passo fatale – si legge nel documento riportato da Ansa – comporterà un’enorme quantità di vite umane e mina le fondamenta del sistema della sicurezza internazionale”.

Appelli che non hanno scalfito la repressione del dissenso. La guerra ha sconvolto il mondo. Si è manifestato anche in Germania: circa 3.000 le persone alla Porta di Brandeburgo a Berlino, proteste anche davanti all’ambasciata russa. Altre manifestazioni si sono tenute in tutto il mondo: da New York a Madrid, da Varsavia a Roma, da Bucarest a Londra.

 

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.