La guerra in Ucraina? Potrebbe costare all’Italia 3 miliardi di euro. A tracciare le conseguenze economiche dell’aggressione russa è Gianni Molinari, prendendo in considerazione quanto e cosa esporta l’Italia in Russia, oltre che quanto importa, e le sanzioni che verranno applicate alle esportazioni.

Import/export tra Italia e Russia

L’Italia ha esportato nel mondo, nei primi 11 mesi del 2021, 470 miliardi di euro di beni e servizi, 7 verso la Russia, ossia l’1,49% del totale. Una percentuale non decisiva, confrontandola con altri paesi come Germania (18, 3 miliardi) o Francia (16,2 miliardi).

Per avere un quadro più chiaro, si possono prendere in riferimento le sanzioni del 2014 all’invasione e annessione della Crimea, applicate dagli Stati Uniti, dall’ Unione Europea e da altri stati. Che, secondo la ricostruzione su Wikipedia, ha portato alla crisi finanziaria russa del 2014, causando un danno economico agli stati europei con un totale di perdite stimato di 100 miliardi di euro nel 2015.

Stando all’elaborazione sui dati Istat dei rapporti economici tra Italia e Russia, dal 2010 in poi il saldo è sempre negativo per l’Italia, dato che la Russia esporta il doppio di quanto non importi dal nostro paese. L’export russo in Italia riguarda più che altro il settore energetico, petrolio, gas e antracite. Mentre l’export italiano, nel corso degli anni fino al 2021, è per circa il 33% (stabile) di impianti, strumenti, macchinari; del 17% nell’ambito della moda (in calo dopo il picco del 22% del 2012); e poi, a seguire, di prodotti alimentari (8% nel 2021), mobili (4%, in calo dal 2010); automobili e loro parti (circa 4%).

Prima della guerra di Crimea, nel 2013, i rapporti commerciali Italia-Russia avevano raggiunto il loro massimo: 20,1 miliardi di importazioni e 10,7 miliardi di esportazioni.

Una volta che il sistema delle sanzioni si è assestato, nel 2016, i numeri mostrano che l’import dalla Russia si attesta a -47,3%, mentre l’export italiano arriva a perdere il 37,9%.

Dei 9,5 miliardi di euro ‘persi’ dalla Russia tra il 2013 e il 2016, la maggior parte riguardano petrolio e gas, mentre i 4 miliardi di perdite dell’Italia riguardano le macchine (-1,4 mld), l’abbigliamento (-923 milioni), le auto (-355 milioni) e l’alimentare (-233 milioni).

Ma c’è una curiosità da sottolineare, fa notare Molinari. Nonostante le sanzioni, tra il 2013 e il 2016 aumenta l’import di metalli preziosi come oro, alluminio e rame, che da 266 milioni del 2013 arriva a 730 milioni del 2016, per poi toccare l’apice di 1,7 miliardi nei primi 11 mesi del 2021. Di tutto l’import italiano di metalli preziosi, un dato particolare riguarda la quota della Russia, che avanza dall’1,81% del 2013 al 5,05% del 2016, per poi finire al 7,47% dei primi 11 mesi del 2021: ossia 1,7 su 23,3 miliardi.

Nel caso in cui le nuove sanzioni seguissero lo stesso andamento del 2014, l’Italia potrebbe perdere 3 miliardi l’anno, mentre la Russia il doppio: ossia 6,3 miliardi all’anno, conclude Molinari. 

Redazione