Roman Abramovich è stato bandito dal Regno Unito. Londra chiude le porte al magnate russo, amico di Putin e patron del Chelsea: il suo visto è scaduto nel 2018 e, secondo fonti del governo, ogni tentativo di tornare a vivere nel Paese sarebbe respinto.

A riportare la notizia è il The Sun: il suo caso verrebbe gestito dall’Unità per i casi speciali del ministero dell’Interno. Abramovich manca da tempo dalla Capitale britannica: l’ultimo passaggio risale a ottobre, grazie al passaporto israeliano che gli consente visite turistiche.

Oggi il deputato laburista Chris Bryant lo ha accusato di “attività e pratiche corruttive” nel corso di un discorso al Parlamento. Ha citato un documento del 2019 del Ministero dell’Interno di cui è entrato in possesso sulle sue relazioni con il governo di Putin (che il miliardario ha sempre smentito), proponendo di sequestrare i suoi beni, tra cui una casa da 152 milioni di sterline, oltre a bloccare il possesso della squadra di calcio di Londra.

Gli oligarchi russi nel Regno Unito

Non solo Abramovich. Il primo ministro Johnson ha annunciato che il Regno Unito adotterà il “più massiccio e duro” pacchetto di sanzioni economiche che la Russia abbia mai visto. Nel mirino altri oligarchi russi e ‘Londongrad’, il nomignolo conquistato da Londra, dove si è creata una sorta di ‘succursale’ di Mosca, tra soldi e affari. La guerra in Ucraina avrà infatti grosse ripercussioni sugli interessi russi.

Secondo una stima citata dal Corriere, i ricchi magnati russi detengono nel Paese proprietà del valore di un miliardo e mezzo di sterline: e sarebbero fra i 30 e i 50 quelli che hanno legami diretti con il Cremlino ma trascorrono gran parte del loro tempo in Gran Bretagna.

Infatti la seconda proprietà più grande del Paese (dopo Buckingham Palace), una magione da 350 milioni di euro, è di proprietà di un oligarca russo, Andrey Guyev; mentre il ‘magnate dei metalli’ Alisher Usmanov si divide tra Beechwood House, lussuosa residenza da 60 milioni di euro a Londra, e Sutton Place, un castello Tudor nel Surrey. Hamstone House, casa di interesse storico, è stata messa in vendita per più di 20 milioni dal suo proprietario Oleg Deripaska. Ma non solo. Circa duemila aziende registrate in Gran Bretagna sarebbero state accusate di corruzione e riciclaggio legati alla Russia, per cifre esorbitanti, circa 100 miliardi di euro. A essere coinvolti non solo uomini d’affari, ma anche persone della cerchia ristretta di Putin. 

Come sottolinea il Guardian, chiudendo un occhio sulla provenienza di tante ricchezze, il Paese ha permesso ai soldi russi di oliare il mondo della politica, del commercio, quello legale e della filantropia, garantendo ‘visti d’oro’ agli investitori russi. Cospicue donazioni russe sono arrivate anche all’università di Oxford- 100 milioni dall’oligarca Len Blavatnik- senza contare tutti gli studenti che frequentano le prestigiose scuole private inglesi, o i ricchi cittadini russi che riempiono negozi, club e ristoranti.

Da quando Boris Johnson è diventato primo ministro, il partito conservatore ha beneficiato della notevole generosità di figure come Lubov Chernukin, ora cittadina britannica e moglie di un ex ministro delle finanze sotto Vladimir Putin: le sue donazioni le hanno permesso anche di giocare una partita a tennis con lo stesso Johnson e David Cameron. E sempre il premier ha stretti rapporti con il magnate russo Evgeny Lebedev, proprietario dell’Independent e dell’Evening Standard, nominato alla Camera dei Lord.

Le sanzioni del governo britannico

Come annunciato da Boris Johnson, intervenendo alla Camera dei Comuni, si partirà dal congelamento di “tutti gli asset di tutte le principali banche russe” (inclusa Vtb Bank) attive sul mercato finanziario britannico, escludendole dalla possibilità di finanziarsi o fare clearing alla City. Il premier ha inoltre comunicato il congelamento dei beni riconducibili ad altri 100 fra individui ed entità russe; una ‘stretta legislativa’ per impedire alle grandi aziende e allo Stato russo di raccogliere risorse o prestiti alla City, nonché la sospensione della licenza di esportazione di beni verso la Russia utilizzabili anche per scopi militari, di tutte le componenti ad alta tecnologia e delle attrezzature per la raffinazione del petrolio.

Entro Pasqua è stata promessa una legge per rendere più stringenti i controlli su proprietà o capitali, considerati ‘opachi’, che siano riconducibili a cittadini od oligarchi russi che negli anni post sovietici hanno arricchito il mercato britannico, in particolare quello immobiliare, proprio della cosiddetta Londongrad.

Roberta Davi