Dal Donbass negli ultimi giorni è partito un esodo di grandi dimensioni. Soprattutto verso la Russia: secondo il capo ad interim del Ministero per le situazioni di emergenza della Federazione sono oltre 61mila i residenti delle Autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk che hanno attraversato il confine. È intorno a questa regione nell’est dell’Ucraina, dove sale la tensione, che sembrano giocarsi le sorti della crisi ucraina. Il Donbass dal 2014 è territorio di guerra. Il governo ucraino definisce le due repubbliche auto-proclamate “territori temporaneamente occupati” e chiama il fronte “linea amministrativa”. Dall’esplosione delle ostilità sono stati circa un milione e mezzo gli sfollati interni in Ucraina, quasi 14mila i morti del conflitto.

“Donbass” vuol dire “bacino del Donec”, il fiume affluente del Don che attraversa la Regione, come ricostruisce Il Post. Il toponimo si è imposto verso la fine dell’Ottocento. La Regione è ricca di giacimenti di carbone. È costituta da tre “oblast”, l’equivalente delle Regioni italiane in Ucraina: Luhansk, Donetsk e Dnipropetrovsk. Il conflitto è esploso nel 2014. Quando nel febbraio 2014 la Russia invase la penisola della Crimea – dopo il progressivo avvicinamento dell’Ucraina all’Occidente (Nato e Unione Europea), la rivoluzione arancione del 2004, le proteste di Euromaidan del 2013 contro la decisione del presidente Viktor Yanukovich di rifiutare un importante patto commerciale con l’Ue, la repressione violenta e la fuga del presidente in Russia, l’operazione militare e il referendum considerato illegittimo nella penisola – partirono manovre militari di destabilizzazione anche nel Donbass.

I combattenti filorussi occuparono poco metà dei due territori nella regione orientale e auto-proclamarono due Repubbliche popolari: quella di Donetsk e quella di Luhansk. Mosca ha sempre negato un intervento diretto nel Donbass, come aveva fatto in un primo momento anche in Crimea. Dalla Russia però arrivarono finanziamenti e armi per prendere il controllo della Regione. I secessionisti dichiararono l’indipendenza dell’Ucraina e organizzarono dei referendum (l’11 maggio 2014) per entrare a far parte della Russia, come era successo in Crimea. I risultati non riconosciuti dalla quasi totalità della Comunità Internazionale e comunicati dai capi ribelli riportavano favorevole all’annessione l’89% dei votanti nella cosiddetta repubblica di Donetsk e il 96% in quella di Luhansk. Prima di allora non esistevano nella Regione movimenti secessionisti o filo-russi. Dall’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991 le condizioni economiche degli abitanti – molti dei quali sono etnicamente russi – non erano però certo migliorate.

Gli accordi di Minsk (Minsk II) firmati nel 2015 – sottoscritti da rappresentanti di Russia, Ucraina, dai leader separatisti e dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e in seguito approvati da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – prevedevano il cessate il fuoco, la ripresa del dialogo per le elezioni nelle due auto-proclamate repubbliche popolari, il ripristino dei legami commerciali e sociali e del controllo del confine con la Russia, il ritiro delle forze straniere e dei mercenari, una riforma costituzionale per conferire un’autonomia maggiore al Donbass rispetto al governo centrale di Kiev.

Il protocollo non è mai stato rispettato nella sua integrità. La Russia esercita un influente controllo sul territorio. Gli abitanti sono invitati a richiedere la cittadinanza russa. Non si usa la gravnia ucraina ma il rublo. La lingua e le feste ucraine sono bandite. La maggior parte delle informazioni dal Donbass arrivano tramite i profughi o i social network essendo pressoché negato l’accesso alle organizzazioni internazionali. Kiev non ha rinunciato alla sovranità sulla Crimea e accusa Mosca per le sue azioni in Donbass.

Rispetto al 2014, quando intervenne in Crimea e in Donbass tempestivamente, la Russia sta muovendo le sue truppe sui confini sull’arco di diversi mesi – sarebbero circa 150 mila i militari ammassati che circondato l’Ucraina. Si sono moltiplicate negli ultimi giorni le accuse incrociate di attacchi e azioni militari. Numerosi osservatori internazionali non hanno escluso che la crisi potrebbe culminare con un’invasione esplicita del Donbass da parte della Russia. Non ci sarebbero scontri, o sarebbero limitati, con la difesa di Kiev – l’esercito ucraino rispetto al 2014 è migliorato ma è ancora molto inferiore rispetto a quello russo – attestata a ovest di Donetsk.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.