Per ora la mossa dell’Occidente contro Mosca è stata quella delle sanzioni economiche, l’unica per non sfociare in un vero e proprio conflitto armato dopo il riconoscimento da parte russa delle due repubbliche autoproclamate del Donbass, a Donetsk e Luhansk.

Quella delle sanzioni è stata, sin dall’inizio della crisi al confine ucraino, la principale minaccia da parte di Stati Uniti, Unione europea e Gran Bretagna contro il regime di Vladimir Putin, anche se l’efficacia e l’utilità di queste misure è molto discussa a livello internazionale, anche per le ricadute che hanno sui Paesi che le emettono.

È questo il caso dell’Italia, che dipende per oltre il 40% del suo fabbisogno del gas russo, o della Germania, che ha sospeso le procedure di autorizzazioni del gasdotto Nord Stream 2 che dalla costa baltica della Russia giunge fino a Greifswald, poco distante dallo sbocco del gemello già operativo, bypassando l’Ucraina.

Chi sono dunque le persone o le entità colpite ad oggi dalle sanzioni internazionali? La premessa è d’obbligo: il presidente russo Vladimir Putin non è direttamente colpito dalle sanzioni, che interessano però uomini e aziende a lui vicini.

I militari

Nel mirino delle sanzioni comminate dall’Unione europea vi sono alcuni degli uomini di più alto grado nelle gerarchie militari di Mosca. Tra questi figurano l’ammiraglio Nikolay Yevmenov, comandante in capo della Marina russa, il generale Oleg Salyukov, a capo delle forze di terra, il generale delle forze aereospaziali, Sergey Surovikin, e il tenente Sergey Vladimirovich Dronov, comandante dell’aviazione russa, scrive il Corriere della Sera.

I politici

Europa che ha colpito anche tutti i 351 membri della Duma, il Parlamento russo, che hanno votato per il riconoscimento delle due Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, nel Donbass.

Per loro, aveva scritto su Twitter l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri Josep Borrell, di fatto il ministro degli Esteri europeo, “niente più shopping a Milano, feste a Saint Tropez, diamanti ad Anversa. Questo è un primo passo”. Un tweet poi cancellato ma che dimostra le intenzioni dell’Unione sulla Russia.

Le banche

Le sanzioni che fanno più rumore sono quelle contro le istituzioni bancarie russe accusate da Washington di “sostenere la capacità di difesa della Russia e la sua economia”. Gli Stati Uniti in particolare hanno puntato le loro attenzioni e sanzioni contro la Vnesheconombank (Veb) e Promsvyazbank (Psb).

Quest’ultima, scrive ancora il Corriere della Sera, è la banca militare della Russia che gestisce quasi il 70% dei contratti del ministro della Difesa russa e finanzia e gestisce i conti del personale militare del paese.

Sanzionato dagli Stati Uniti anche Denis Bortnikov, vice presidente della banca Vtb, non ancora sanzionata così come l’altro istituto di credito russo Sberbank.

Gli oligarchi

Nell’elenco delle figure finite nel mirino degli Stati Uniti ci sono anche alcuni oligarchi che hanno fatto ‘fortune’ nel lungo periodo al Cremlino di Putin.

Tra questi c’è Aleksandr Bortnikov, padre del vice presidente della banca Vtb Denis. Bortnikov, i cui asset sono stati congelati, è oggi a capo del servizio segreto federale (Fsb), erede  del Kgb sovietico.

Ma tra i nomi di spicco finiti nel mirino c’è anche quello di Sergei Kiriyenko, vice capo dello staff del Cremlino, e suo figlio Vladimir Kiriyenko, amministratore delegato di VKontakte, il social network che è considerabile come il Facebook russo.

La Gran Bretagna di Boris Johnson ha invece colpito, congelandone i beni e imponendo il divieto di ingresso nel Paese, l’oligarca Gennady Timchenko, considerato da Forbes il sesto uomo più ricco di Russia con una fortuna stimata in circa 18 miliardi euro grazie alle sua aziende che operano nel settore dei  trasporti, dell’energia e delle infrastrutture.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia