Le piazze italiane si mobilitano in nome della pace. Le stanno organizzando cittadini, sindacati, Ong. La mobilitazione è pari alla preoccupazione e alla paura. E però il governo stamani farà una decreto per predisporre le misure necessarie alla nostra partecipazione all’azione militare che sarà decisa in ambito Nato ed approvata la notte scorsa a Bruxelles dove si è riunito in via straordinaria il Consiglio europeo. Poi non si chiamerà guerra. La definiremo “legittima difesa dei confini europei e dell’alleanza”. In un modo o nell’altro ci sarà un importante dispiego di uomini e mezzi.

A parte Putin che la sta già facendo, la Nato non ha dichiarato guerra. Ma è come se lo avesse fatto visto che in tutte le dichiarazioni dei leader europei, e prima fra tutti il premier Draghi, si parla di “Ucraina paese europeo”. Quello di Putin è stato un atto bellico contro un paese europeo e contro le democrazie occidentali. La Nato non pianificherà alcun attacco diretto. Lo ha detto in chiaro il segretario generale Jens Stoltenberg: “Non invieremo truppe in Ucraina ma saranno potenziate le misure di sicurezza sul fronte est e sarà rafforzato lo spiegamento militare in tutti i paesi alleati più esposti”. Detto questo, l’Alleanza atlantica farà le sue mosse attivando gli articoli 4 e 5 del Trattato. L’articolo 4 prevede “consultazioni in risposta a minacce”: è stato chiesto da Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia. La richiesta di questi paesi, tutti membri dell’Alleanza e tutti sotto minaccia, presuppone la disponibilità ad utilizzare l’Articolo 5 dello stesso Trattato: risposta armata congiunta in caso di aggressione esterna contro uno qualsiasi degli alleati. In pratica, “un attacco armato contro dei paesi dell’alleanza è considerato un attacco diretto contro tutte le parti” tale per cui scatta l’esercizio della legittima difesa.

Di questo si è discusso fino a notte a Bruxelles. Una lunghissima notte che in pochi avevano previsto nonostante gli alert e i report da Washington. L’Ucraina, ha detto Draghi, è “una democrazia colpita nella propria legittima sovranità”. Quello che sta succedendo là, ha aggiunto, “riguarda tutte le nostre democrazie”. Una giornata di riunioni, dopo una notte insonne, iniziata ieri mattina con il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, proseguita con il Consiglio dei ministri, con un vertice del G7, con la riunione del Consiglio supremo di difesa e poi in volo per Bruxelles dove tutti i leader europei sono stati convocati per un Consiglio Ue straordinario. C’erano tutti i 27. Una giornata che nella sua drammaticità ha reso l’immagine più forte – e anche l’unica utile – che l’Europa potesse dare: unità e compattezza. Nella riunione al Quirinale, presenti i ministri della Difesa, dell’Interno, dell’Economia e degli Esteri, si è ragionato sul fatto che proprio in quelle ore, nel pomeriggio avanzato, le truppe russe erano ormai nella regione di Kiev. E che “nel quadrante era stato ormai stabilito un punto di non ritorno”. Da qui la decisione di provvedere oggi con un decreto legge per dare il via libera alle “misure necessarie per la nostra partecipazione”. Basi aeree Nato che insistono sul territorio italiano ma anche l’impiego del nostro personale ed altro. Non è guerra. È legittima difesa.

Da ieri mattina il Parlamento italiano è mobilitato in modo “permanente” dopo che nella notte aerei russi hanno bombardato almeno una decina di paesi nella parte est del paese. Un crescendo di attacchi arrivato ieri nel pomeriggio fino alla regione di Kiev dove sarebbero entrate truppe russe. Fino all’occupazione di uno degli aeroporti. E attacchi nell’area di Chernobyl. Una guerra vera e propria guerra. Con Putin che si giustifica in tv e sui social con frasi come “abbiamo fatto quello che dovevamo” e “non ci possono cacciare dal sistema”. E Zelensky, il cui governo è il vero obiettivo dell’attacco militare di Mosca che vuole a Kiev un governo fantoccio, che replicava: “Sta nascendo una nuova cortina di ferro contro la Russia”. E più tardi, via twitter: “Sono in contatto con tutti i leader europei e Nato. Stiamo costituendo un’alleanza anti Putin. Non siamo soli”. Intanto lo zar di Mosca a sua volta ribadiva: “Guai a chi vorrà interferire”.

I partiti in questi giorni si sono divisi in Parlamento sulla crisi tra Russia e Ucraina. Il Pd punta a stanare la Lega, ribadisce la linea del no a ricatti e ad ambiguità, serve una condanna forte nei confronti del presidente russo Putin. Letta nel pomeriggio è andato all’ambasciata russa, per protestare sulla decisione di Mosca di invadere l’Ucraina. “Aspettiamo il presidente del Consiglio domani (oggi, ndr) in aula” ha scritto su twitter il segretario dem. “Chiediamo – che ci sia una riunione del Parlamento che prenda una posizione chiara e tutti si esprimano senza ambiguità, le sanzioni sono la prima misura: si stringa un cordone attorno alla Russia. I comodi terzismi son stati spenti dalle bombe di Putin; ora è o di qua o di là. Basta guardare al dibattito domestico italiano. Ci siano sanzioni senza precedenti”. In realtà le divisioni si sono via via spente lungo il corso della giornata. Tutte le forze parlamentari hanno condannato duramente l’aggressione della Russia. Sotto traccia nel Movimento 5 stelle e nel Carroccio permangono i distinguo sull’evoluzione della crisi e anche sul tema delle sanzioni ma “oggi – ha poi tagliato corto Salvini – è il momento dell’unità nazionale”.

Allineati anche Fratelli d’Italia. Oltre ad insistere sulla “necessità della centralità del Parlamento in momenti così delicati”, il partito di Giorgia Meloni ha lanciato un appello affinché l’Italia abbia un indirizzo chiaro e perché il Parlamento dia “pieno mandato” al premier Draghi. Quella di stamani non sarà quindi un’informativa. La richiesta è che il premier faccia delle comunicazioni in modo che le Camere si possano esprimere con un documento unitario e lo possano votare. L’avvitarsi della crisi ha alla fine – e per fortuna – compattato le forze parlamentari. “La Russia ha torto” ha detto Salvini. “Il Pd chiede di più? Non so più cosa fare o dire: mi do fuoco sulla piazza?”. Certo, c’è tutto il problema delle conseguenze causate dall’evolversi della situazione. Le sanzioni commerciali saranno durissime e colpiranno soprattutto i canali finanziari. “L’Italia – ha sottolineato Salvini è il Paese che rischia di più perché metà del nostro gas parte dalla Russia. Non abbiamo le condizioni di autosufficienza”.

Anche i 5 Stelle sembrano aver perso le non lontane simpatie per la Russia di Putin. “Ferma condanna per l’attacco russo che precipita la situazione e allontana ogni soluzione diplomatica. Confidiamo in una risposta comune europea e nel contributo che l’Italia può dare” ha detto il presidente Conte, “siamo preoccupati per le ripercussioni”. Giorgia Meloni ha scritto a Draghi per garantire “la massima collaborazione del partito”. “Ci saranno tentativi della Russia di dividere l’Occidente puntando sulle questioni economiche ma l’Occidente non ci deve cascare, ora dobbiamo lavorare tutti per l’unità dell’Occidente” ha aggiunto il coordinatore nazionale di Forza Italia Tajani, rivelando che non c’è stato alcun contatto tra Putin e Berlusconi. “L’Italia sia come sempre al fianco di Europa e Stati Uniti in nome della libertà e dei valori” è l’appello di Matteo Renzi che ha indicato Angela Merkel come inviato speciale Nato-Ue per il conflitto Russia-Ucraina. Anche il pacifismo della sinistra fa un passo indietro di fronte alle scelte unilaterali dello zar di Mosca. “È in corso una inaccettabile escalation militare della Russia” ha detto il capogruppo Federico Fornaro. Per ora è mandato pieno a Draghi. Vedremo tra qualche giorno.

 

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Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.