L’invasione delle truppe russe in Ucraina e i bombardamenti su obiettivi militari di Kiev da parte di Mosca? Non esiste. Parola del regime amico dello ‘zar’ Vladimir Putin, quello cinese di Xi Jinping. Pechino ha infatti criticato l’utilizzo del termine “invasione” per definire le operazioni russe in Ucraina. Si tratta di un “uso preconcetto delle parole“, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, definendo la domanda posta da un giornalista in conferenza stampa come un “tipico stile di fare domande dei media occidentali“.

Una mossa, quella cinese, che non sorprende. Il regime di Pechino tramite l’ambasciatore alle Nazioni Unite, Zhang Jun, ha invitato le parti coinvolte nel conflitto ucraino alla “freddezza e alla razionalità”, non condannando l’attacco da parte di Mosca contro i ‘vicini’ ucraini, né il riconoscimento delle due autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nel Donbass.

Secondo Zhang Jun questo è il momento di “evitare di alimentare tensioni”, ha spiegato nel corso di una riunione di emergenza del consiglio di sicurezza Onu tenuta nella notte italiana, dopo l’annuncio dell’attacco russo all’Ucraina. “Tutte le parti coinvolte dovrebbero esercitare controllo ed evitare un’ulteriore escalation” ha aggiunto, sottolineando di ritenere che “la porta a una soluzione pacifica in Ucraina sia è del tutto chiusa” e che la Cina “continuerà a promuovere colloqui di pace“.

Ulteriore prova della ‘comune marcia’ dei due regimi arriva dalla telefonata tra il ministro degli Esteri Wang Yi e il suo omologo russo Sergej Lavrov, in cui Pechino da una parte ha detto di rispettare “sempre la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi“, ma che “la questione Ucraina ha latitudine e longitudine storiche complesse e speciali. Comprendiamo le legittime preoccupazioni della Russia sulla sicurezza.

La posizione della Cina di Xi Jinping non può sorprendere e il regime di Pechino è particolarmente ‘sensibile’ al tipo di reazione che avrà l’Occidente di fronte all’attacco russo a Kiev. La partita del regime comunista cinese è infatti quella simile di Taiwan, una nazione che Pechino considera una provincia ribelle e parte integrante del proprio territorio.

Negli Stati Uniti analisti e politici sono convinti che la Cina stia guardando al conflitto tra Ucraina e Russia come un test per capire come Washington reagirebbe di fronte ad un eventuale attacco a Taiwan, con un parallelo tra Kiev e Taipei.

A spiegarlo in una intervista al Messaggero è Larry Korb, ex viceministro della Difesa americana già al tempo dell’amministrazione Reagan, che riferendosi a Joe Biden sottolinea come il presidente Usa “sa bene che Xi Jinping guarda con attenzione quanto sta accadendo, e un risultato meno che decoroso per Biden in questa crisi potrebbe essere interpretato come un invito per la Cina a mostrare i muscoli contro Taiwan”.

L’isola da sempre nel mirino del regime di Pechino ha registrato l’aumento della pressione militare cinese e, negli ultimi mesi, centinaia di casi di violazione dello spazio aereo.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia