L’invasione è solo agli inizi e non è scontato che possa proseguire a lungo e con una piena occupazione del Paese, ma il conflitto scatenato dalla Russia in Ucraina sta già avendo conseguenze gravi sull’economia mondiale ed europea in particolare.

Il punto chiave sono le “armi” in mano a Vladimir Putin per minacciare i paesi dell’Unione europea: le sterminate riserve di gas e petrolio della Russia, con un terzo del gas consumato in Europa che proviene proprio da Mosca, una percentuale che tocca il 43% per il fabbisogno italiano.

La mossa di Putin di dare il via libera all’ingresso dei militari e ai primi bombardamenti sul territorio ucraino, anche al di fuori del Donbass già parzialmente occupato dai miliziani filo-russi, ha avuto effetti immediati sui mercati. Il TFF, il principale indice di riferimento sui prezzi del gas, ha fatto rilevare oggi, giovedì 24 febbraio, un aumento del 41 per cento. Un ‘boom’ che segue tre giorni consecutivi di aumenti e che arrivano da un inverno in cui i prezzi avevano già raggiunto prezzi record.

Un quadro che potrebbe ulteriormente peggiorare, in una situazione paradossale, con le sanzioni internazionali che sono state disposte nei confronti del regime di Putin. Al momento non è chiaro se verranno colpite anche le aziende del settore energetico, una circostanza che potrebbe mettere in seria difficoltà l’Italia, che dipende fortemente dal gas russo e dove il governo guidato da Mario Draghi è già dovuto intervenire in due occasioni per garantire aiuti economici a famiglie e aziende per affrontare i rincari di gas ed elettricità.

Una ulteriore mazzata, alla Russia come ai paesi che dipendono dal suo gas, sarebbe l’eventualità di escludere Mosca dallo SWIFT, uno dei sistemi impiegati a livello internazionale dalle banche per gestire i trasferimenti di denaro. In questo modo, se da una parte il contraccolpo economico per il Cremlino sarebbe ovviamente drammatico, per i paesi dell’Europa comporterebbe l’impossibilità di pagare le forniture di gas e quindi bloccarne l’erogazione.

L’Italia, come detto, è assieme alla Germania tra i Paesi dell’Unione europea più vincolata al gas russo: dipende per il 43% da Mosca, di gran lunga il primo fornitore davanti ad Algeria (22,8%), la Norvegia e il Qatar (entrambi attorno al 10%). Con una produzione interna che vale meno del 10 per cento, il blocco russo sarebbe un problema dalle dimensioni enormi e difficilmente risolvibile nell’immediato. Ieri il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani riferendo in Parlamento per un’informativa urgente sull’incremento dei costi dell’energia aveva spiegato che “l’obiettivo in generale è quello di ridurre la forte dipendenza dalla Russia“, un proposito complicato da realizzare nel breve termine.

Avatar photo

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia