Non staremo dicendo davvero, dopo aver sostenuto perfino che quelli libici sono porti sicuri, che non lo sono più quelli di casa nostra? Il provvedimento tecnicamente segna le strutture logistiche portuali, in una fase di grande incertezza sul piano dei traffici commerciali e della logistica, con una “lettera scarlatta” che rischia di dare un colpo alla affidabilità del sistema-Paese piuttosto che produrre effetti sugli sbarchi. Dopo il decreto emanato dai ministri dei Trasporti, degli Esteri, dell’Interno e della Salute che di fatto sospende la classificazione di Place of Safety (luogo sicuro) per i porti italiani, anche tra esponenti dei partiti di maggioranza si fa largo lo scetticismo.

Anche in risposta all’appello lanciato dal nostro giornale, ecco una nota congiunta per il governo siglata tra gli altri da Gennaro Migliore (Italia Viva), Matteo Orfini (Ex presidente Pd), Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana): «Il decreto è sbagliato e incomprensibile. I porti non si chiudono mai, perché a nessuno e in nessun caso può essere negato il soccorso e la protezione dai rischi della navigazione. Siamo perfettamente consapevoli che, nell’emergenza sanitaria drammatica che la pandemia di Coronavirus impone al nostro Paese e al mondo intero, la tutela della salute ha una assoluta priorità. Per questo, fuori da ogni approccio ideologico, pensiamo che sia necessario individuare ogni utile strumento a definire protocolli in grado di assicurare la sicurezza e la salute pubblica.

Questo vale per i naufraghi salvati nelle operazioni di ricerca e soccorso (qualunque sia la bandiera della nave che li opera e la nazionalità delle persone soccorse), e, nello steso modo per le comunità costiere potenzialmente esposte a rischi di contagio». I firmatari proseguono: «Chiediamo quindi al governo di revocare questo decreto e predisporre invece protocolli sanitari adeguati che, ove non sia possibile garantire a terra luoghi sicuri nei quali far svolgere la necessaria quarantena a chi sbarca, questa sia comunque applicata e garantita attraverso l’utilizzo di assetti navali adeguati ed in condizione di sicurezza».

Nella serata di ieri nuove adesioni si sono aggiunte: il senatore Sandro Ruotolo, le deputate Vittoria Casa, Jessica Costanzo e Angela Schiró. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Il consigliere regionale sardo Massimo Zedda ed Elly Schlein. Queste adesioni si aggiungono a quelle dei deputati Enza Bruno Bossio, Laura Boldrini, Lorenzo Fioramonti, Nicola Fratoianni, Alessandro Fusacchia, Paolo Lattanzio, Riccardo Magi, Gennaro Migliore, Rossella Muroni, Matteo Orfini, Erasmo Palazzotto, Luca Pastorino, Giuditta Pini, Fausto Raciti, Luca Rizzo Nervo, Doriana Sarli, Massimo Ungaro, e dei senatori Gregorio De Falco, Loredana De Petris, Elena Fattori, Francesco Laforgia, Paola Nugnes. Hanno già sottoscritto anche i parlamentari europei Pietro Bartolo, Pierfrancesco Majorino, Massimiliano Smeriglio, e i consiglieri regionali, Alessandro Capriccioli, Claudio Fava, Marco Grimaldi, Gianni Pastorino, Michele Usuelli.

In fatto di portualità, è sempre autorevole il parere dell’ex ministro dei Trasporti, Claudio Signorile: «È un escamotage, e non si può negare la condizione di urgenza», dice al Riformista. «Ma è un modo per sottrarsi alla difficoltà dell’immediato, certo non può essere un provvedimento di lungo periodo, perché sarebbe un boomerang: la logistica marittima intensa che ha l’Italia non va avanti con i sigilli ai porti».  Anche Pietro Bartolo, medico di Lampedusa ed europarlamentare, condanna il decreto. «Serve a poco. Gli sbarchi “autonomi” ci sono comunque. Sono arrivate più di cento persone in questi giorni a Lampedusa: è la dimostrazione che, anche con il decreto, non cambia nulla. Non ne vedo la necessità».

E i Radicali Italiani: «Nonostante le gravi difficoltà del momento, continuiamo a essere in grado, come paese, di gestire l’arrivo di migranti e rifugiati e di garantire loro un posto sicuro: deve continuare a prevalere il diritto internazionale». Lorenzo Marsili, il filosofo che ha fondato il movimento European Alternatives, ha letto l’intervista del premier Conte alla tedesca Bild. «Esorta i tedeschi a guardare alla dignità umana. Bene. È precisamente lo sguardo che chiediamo di utilizzare al governo italiano nei confronti degli ultimi della Terra».