In attesa del nuovo patto sulle migrazioni che la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha dichiarato di presentare dopo Pasqua, in Europa dell’Est l’emergenza sanitaria del Coronavirus si sta trasformando in una crisi umanitaria. Infatti, accanto all’inefficienza dei servizi sanitari, in diverse zone dei Balcani, sta prendendo piede un preoccupante impulso all’autoritarismo, sulla scia della richiesta dei pieni poteri da parte del primo ministro ungherese Viktor Orbàn. Come si legge nell’articolo di Nello Scavo sulle colonne di Avvenire, nei giorni scorsi, con l’intenzione del contenimento dei contagi, la polizia di Sarejevo ha trasportato con la forza i migranti alla periferia della città, rinchiudendoli in campi di detenzione sprovvisti di qualsiasi assicurazione di sopravvivenza.

Inoltre, si prevedono ulteriori retate nel corso della prossima settimana anche al confine con la Croazia. Massimo Moratti, vicedirettore delle ricerche sull’Europa di Amnesty International è intervenuto sulla questione definendola «inumana», specie se si tiene conto del fatto che queste strutture «non assicurano forniture adeguate d’acqua né servizi igienico-sanitari, né garantiscono spazi per l’autoisolamento». Moratti ha sottolineato anche l’ipotesi che, in queste condizioni, «si faciliterà il rischio di infezioni e di decessi inevitabili». Ma la Bosnia non è l’unica a perpetrare simili barbarie.

Oltre ai “muri” anti-profughi di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, in contrasto con i richiami da parte dell’Ue sulla distribuzione dei migranti, si stanno registrando abusi sui rifugiati anche in Grecia e Macedonia. Atene adesso dovrà fare i conti non solo con l’emergenza di oltre 40mila profughi sulle isole, dove il rischio di contagio è altissimo, ma deve anche fronteggiare i tremila migranti intenzionati a raggiungere la Macedonia del Nord e l’Albania che, in questa stagione, profittano di condizioni climatiche migliori. Tuttavia, proprio sul territorio ellenico si stanno registrando maltrattamenti e angherie. I legali di Border violence monitor si sono presi l’incarico di documentare le violenze con prove fotografiche e di denunciare le condizioni di decine e decine di persone ustionate da Taser, riportanti lividi e scorticature sul tutto il corpo.