Benvenuti in Occidente
I tre puntini sulla “i” di Israele: turista discriminata perché non dissente da Bibi, carro bandito dal Gay Pride e fango su Yoghi, premio Nobel ma “ebreo”
Primo puntino sulla i. “Siena, turista israeliana prenota un agriturismo: benvenuta se dissente da Netanyahu”. Nessuno che si domandi se ciò configuri una discriminazione sulla base della nazionalità vietata dall’ordinamento positivo. Questa condizione viene posta soltanto agli israeliani? Viene posta anche ai cittadini di altri Stati? Se andassi, per dire, in Argentina, e mi ponessero la condizione di dissentire dal governo italiano, mi meraviglierei. Esiste la libertà di pensiero, codificata a tutti i livelli dell’ordinamento. Sennonché il problema non esiste se nessuno se lo pone.
Secondo puntino sulla i. Il Magen David Keshet, un’organizzazione gay ebraico italiana, non potrebbe partecipare alla sfilata del Gay Pride con un carro per via delle sue posizioni politiche su Israele. Nessuno si domanda se possa trovare applicazione la definizione IHRA di antisemitismo, accolta dall’Unione europea, che ritiene discriminatorio “Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele”. Anche la Jerusalem Definition on antisemitism, preferita dal Pd, asserisce che è antisemita «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili della condotta di Israele o trattare gli ebrei, semplicemente perché ebrei, come agenti di Israele» così come «obbligare le persone, in quanto ebree, a condannare pubblicamente Israele o il sionismo (ad esempio, durante un incontro politico)». Si domanda anche ai titolari di altri carri o solo agli ebrei? Si applica alla fattispecie?
Terzo puntino sulla i. Un pregevole articolo di Alessandra Coppola su La Lettura del Corriere della Sera del 24 maggio 2026, racconta i meritati successi del Nobel per la chimica Omar Yaghi “cresciuto ai margini di un campo profughi palestinese”. Nel Banquet speech, Yaghi si è così descritto: “Sono cresciuto ad Amman, in Giordania, in una famiglia di rifugiati con dieci figli, in una casa senza acqua corrente né elettricità, condividendo lo spazio con il bestiame, fonte di sostentamento per la nostra famiglia”. Vorrei soggiungere che se Yaghi è di origine palestinese, il suo mentore, nei cui confronti dichiara gratitudine, è ebreo. Soprattutto, è ben più importante ricordare che Omar Yaghi ha ricevuto il prestigioso Premio Wolf per la Chimica nel 2018. Questo riconoscimento internazionale, assegnato dall’omonima fondazione con sede in Israele, ha rappresentato storicamente la rampa di lancio definitiva che lo ha poi portato a vincere il Premio Nobel per la Chimica nel 2025.
Diverse organizzazioni propalestinesi, tra cui il movimento PACBI, esercitarono forti pressioni affinché il professore rifiutasse il premio in segno di protesta contro lo Stato di Israele. Lo scienziato decise comunque di recarsi di persona in Israele per ritirare il premio alla Knesset a Gerusalemme, dichiarandosi onorato del riconoscimento scientifico. Nel New Arab del novembre 2025 si legge che “molti palestinesi e altri arabi hanno affermato che la sua vittoria del Premio Nobel non era da festeggiare”.
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