Giuseppe Graviano continua a parlare nel processo ‘Ndrangheta stragista in videoconferenza a Reggio Calabria. Continua a parlare di Berlusconi e dei motivi per cui aveva contatti con lui. Secondo quanto affermato dal pentito già nella scorsa udienza che suo nonno materno insieme ad altri tre palermitani avrebbe fatto un investimento di 20miliardi di lire nella costruzione di Milano 3 e anche nelle televisioni.

“Avevo chiesto al mio compagno dell’ora d’aria, Umberto Adinolfi, di avvicinare persone vicine a Berlusconi per ricordargli il suo debito. Doveva rispettare i patti” ha raccontato. Incalzato dal pm Giuseppe Lombardo, Graviano ha detto: “C’erano soldi che mio nonno aveva consegnato a Silvio Berlusconi, all’inizio degli anni Settanta, si era stabilita la percentuale del 20 per cento da allora in poi”.

Soldi, che secondo Graviano, non sarebbero mai tornati indietro. “E io non volevo fare brutta figura con l’impegno di mio nonno verso quelle persone a Palermo che avevano partecipato all’investimento”. Poi ammette: “A mio cugino Salvatore arrivavano di tanto in tanto dei soldi: 500 milioni di lire, 300 milioni. E lui li investiva, a Palermo e in altre parti d’Italia. Aveva dato 600 milioni per comprare dei magazzini, affare che poi non si concretizzò. E investì nell’Iti caffè”.

“C’era una scrittura privata che diceva di quell’investimento – ribadisce Graviano – la teneva mio cugino: nel 2002, quando stava per morire, sua moglie mi mandò una lettera perché lui voleva parlarmi. È andato mio fratello, ma lui voleva parlare con me. Forse, voleva dirmi dov’era la lettera”.

Poi continua ad attaccare Berlusconi: “Ha tradito anche Marcello Dell’Utri. Le leggi che ha fatto Berlusconi hanno danneggiato pure lui, che è stato condannato”. Graviano, è condannato all’ergastolo per le stragi del 1992-1993. “Non ho fatto le stragi, sono innocente – dice – ho una dignità, una serietà, non dico bugie”. E dice di avere altre cose da dire nelle prossime udienze anche sulla vicenda omicidio del poliziotto Agostino e sull’agenda rossa trafugata a Paolo Borsellino il giorno della strage di via D’Amelio.

Graviano risponde anche in merito ad altri misteri che riguardano lui e suo fratello Filippo tra cui la nascita eii due figli nati mentre i boss erano rinchiusi al 41 bis. “Mia moglie non è mai entrata in carcere, nella cesta della biancheria. Forse, parlavo di mio fratello, che venne messo nella mia stessa cella”. Poi continua, “Non posso raccontare come andò, ci fu solo un momento di distrazione degli agenti – aggiunge – ma mia moglie non è mai entrata in carcere”.

Il pm contesta quanto ascoltato in alcune intercettazioni in cui sembrerebbe che la moglie di Graviano sarebbe entrata nascondendosi nella cesta della biancheria. “A cosa interessa una cosa mia personale in questo processo?”. L’informazione sarebbe necessaria a capire se il boss sia stato aiutato o coperto in qualche modo e da chi. La politica non c’entra in questa situazione, questa intercettazione non risponde alla realtà”. E aggiunge: “Non racconterò mai a nessuno come ho concepito mio figlio, dico solo che non ho fatto nulla di illecito, ci sono riuscito ringraziando anche Dio e sono rimasto soddisfatto. Non ho chiesto alcuna autorizzazione, ma ho approfittato della distrazione degli agenti Gom”.