Iran
Doha, arrivano Witkoff e Kushner. Usa e Iran tornano a parlarsi ma restano le incognite sul nucleare
Un nuovo round di colloqui. Questa volta a Doha, capitale di quel Qatar diventato il principale mediatore insieme al Pakistan. Sulle rive del Golfo Persico, sono sbarcati Jared Kushner e Steve Witkoff. E per il genero di Donald Trump e il più fidato inviato del presidente americano, l’obiettivo è quello di proseguire con Teheran sia il dialogo politico sia quello “tecnico”. Due binari di un negoziato che ha resistito alla prova degli ultimi attacchi reciproci ma che non sembra ancora in grado di cristallizzarsi in maniera definitiva. Trump, annunciando sul social Truth l’incontro di oggi, ha detto che è stato l’Iran a chiederlo. Dalla Repubblica islamica i toni sono stati molto meno netti. All’inizio, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi aveva addirittura detto di non potere confermare quanto dichiarato dal capo della Casa Bianca. Ma nel solito gioco delle parti tra chi afferma e smentisce, quello che appare chiaro è che nessuna delle due forze ha intenzione di rallentare troppo il processo negoziale. E anche i mediatori stanno cercando in tutti i modi di evitare che le divergenze conducano a un congelamento delle trattative.
Oggi è previsto anche un incontro di Witkoff e Kushner con il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim bin Jaber Al Thani. Un vertice che non è solo un incontro con il “padrone di casa” ma anche un primo passaggio fondamentale per far recepire i vari messaggi alla controparte. E del resto, le distanze tra Teheran e Washington restano. Il dossier nucleare rimane confinato al secondo round di colloqui previsto dopo i 60 giorni della firma digitale dell’accordo. Ieri Trump ha ribadito che la Repubblica islamica non avrà mai l’arma atomica. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha “assicurato” la comunità internazionale che “le attività nucleari saranno impiegate in conformità con le esigenze del Paese e nel quadro delle politiche annunciate dal nostro Paese”. Quindi, almeno teoricamente, viene escluso un programma di tipo militare. Ma è chiaro che sul destino dell’uranio e sul futuro impegno di Teheran anche per quanto riguarda le ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica restano dei punti interrogativi.
Pezeshkian, inoltre, ha festeggiato lo sblocco di 6 miliardi di dollari di fondi congelati dal Qatar, ma il futuro del resto degli asset, così come quello delle sanzioni, sono ancora aleatori. Resta poi il grande tema dello Stretto di Hormuz. Dopo la prima riunione del Comitato congiunto omanita-iraniano a Muscat, l’Oman ha ribadito la volontà di rispettare il diritto internazionale. Il governo del Sultanato ha inoltre riaffermato che non sarà imposto alcun tipo di pedaggio e che dovranno essere garantiti adeguati standard di sicurezza. Su tutti, fondamentale sarà lo sminamento, su cui ieri è stato confermato l’impegno della Francia.
Infine, da chiarire è anche come sarà sciolto il nodo-Libano. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ribadito che l’Idf non si ritirerà “di un millimetro” finché Hezbollah non sarà smantellato. E che, pur non avendo ambizioni territoriali, l’esercito potrebbe rimanere “a lungo termine” nel sud del Paese dei cedri in assenza di un chiaro impegno di Beirut (che ieri però ha detto di voler dispiegare le sue forze in tutta la regione). Sul tema è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Hezbollah continua a dire di non voler riconoscere l’accordo siglato a Washington e questo significa che vuole continuare la guerra”, ha detto il capo della Farnesina, che ieri è tornato anche sulle parole di Mark Rutte riguardo l’utilizzo delle basi italiane nelle operazioni contro l’Iran. “Ha detto cose sbagliate”, ha affermato Tajani, “era male informato”. “L’Italia ha sempre rispettato i trattati e non abbiamo mai fornito le basi per attacchi americani contro l’Iran”, ha continuato il vicepremier, “abbiamo autorizzato l’uso delle basi per ciò che è previsto dai trattati, ovvero un uso logistico e non attività di guerra”.
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