George Pell dice che “ultimamente ho ricevuto giustizia”: si riferisce al suo caso, alle accuse di pedofilia che lo hanno costretto in carcere per oltre un anno. L’Alta Corte, l’organo di giudizio definitivo in Australia, ha ribaltato le sentenze di primo e secondo grado che a 78 anni lo avevano reso il prelato più alto in grado per violenza sessuale su minori. Il cardinale ha risposto ad alcune domande al quotidiano Il Foglio. “Ho pazientato. Con la fede. Passo dopo passo”.

Pell è stato quattrocentroquarantaquattro giorni in carcere in Australia prima di essere assolto dalla Suprema Corte. Sulla vicenda ha scritto il libro Diario di prigionia. “La mia cella è lunga sette-otto metri, larga più di due sul lato della finestra opaca, dove si trova il mio letto; un buon letto, con una solida base, un materasso non troppo sottile, lenzuola e due coperte. Siccome la finestra non può essere aperta, abbiamo l’aria condizionata”, aveva raccontato Pell. Nella cella 11 dell’unità 8 “dove sono stato rinchiuso assieme a un terrorista musulmano (penso sia quello che ha cantato le sue preghiere stasera – giovedì 14 marzo 2019 – ma potrei sbagliarmi) e Gargasaulas, l’assassino di Bourke Street”.

Pell era stato condannato con l’accusa di aver violentato due coristi sorpresi a bere del vino della messa nella sagrestia. I fatti contestati risalivano al 1996, la chiesa in questione era la cattedrale di Melbourne e Pell era all’epoca arcivescovo della diocesi. “Almeno un paio di prigionieri nelle circa dodici celle spesso urlano disperatamente di notte, ma di solito non per molto. È interessante come ci si abitui a questo rumore, come diventi parte del contesto”, ha scritto l’alto prelato.

Secondo l’Alta Corte il cardinale non è stato dimostrato colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio” e lo stesso organo ha dichiarato che “esiste la possibilità significativa che sia stata condannata una persona innocente”. Il cardinale è stato così assolto all’unanimità ed è tornato immediatamente libero. Pell non ha mai espresso risentimento verso i suoi accusatori e si è sempre detto innocente. “Il mio processo, in ogni caso, non era un referendum sulla chiesa cattolica, né un referendum su come le autorità ecclesiastiche in Australia avevano gestito il crimine della pedofilia nella chiesa. Il punto era se io avessi commesso questi crimini terribili, e non l’ho fatto”. Per sottoporsi al processo era tornato in Australia quando ancora ricopriva la carica di prefetto della Segreteria per l’Economia.

E sull’inchiesta sui fondi vaticani, quella su Giovanni Angelo Becciu, prima sostituto della Segreteria di Stato e quindi Prefetto della congregazione per le Cause dei santi, Pell ha risposto al quotidiano: “Andrà avanti. Francesco è molto arrabbiato: si è sentito ingannato. Raggirato”. Tre le accuse sulla vicenda del palazzo in Sloane Avenue a Londra quelle di estorsione, peculato, truffa aggravata e autoriciclaggio. Becciu si è dimesso da prefetto della Congregazione per le cause dei santi e dalle prerogative cardinalizie e ha sempre ribadito la sua assoluta fedeltà al Papa: “Non ho commesso peculato. I 100mila euro dell’Obolo di San Pietro li ho dati alla Caritas della diocesi di Ozieri e sono ancora lì. Su di me sono state scritte falsità, che potrebbero anche meritare querela, come mi ha detto l’avvocato”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.