Il mistero trova spazio di fianco allo sgomento e al cordoglio. Perché la morte di Vittorio Carità, 59 anni, l’“ultimo dandy napoletano”, icona di stile, è diventato un caso. Ancora tutto da chiarire. Le ipotesi sono molteplici, al momento nessuna esclusa: dall’infarto all’aggressione all’arresto cardiaco. Quello che sembra certo, scrive Il Corriere del Mezzogiorno, è che Carità sia stato ritrovato riverso in un lago di sangue nella sua casa ai Quartieri Spagnoli dove si era trasferito da poco.

A intervenire sono stati i Vigili del Fuoco che hanno dovuto sfondare la porta dell’appartamento. Alcuni amici del 59enne avevano lanciato l’allarme perché Carità non rispondeva al telefono. Il corpo dell’uomo è stato posto sotto sequestro. A chiarire le cause della morte sarà l’esame autoptico. La notizia ha viaggiato sui social network diffondendosi in poco tempo in tutta la città. Il “dandy” negli ultimi anni era particolarmente attivo su Facebook. Riportava i suoi pensieri sagaci e irriverenti, le sue avventure, e anche il suo dolore e la sua solitudine.

“Io son restato un uomo buono e non ho vergogna di dire che piango, commosso a bestia, perché ancora credo nell’Amore … anche se a me, da giocane mi han fatto male, mi han stuprato, brutalizzato e venduto, anche se ho avuto una famiglia di m…m che ancora tenta di ferirmi … Io resto un Uomo, aggrappato a quel che voglio Essere, a prescindere da quello che fanno gli altri”. Era un personaggio, una personalità nota in diverse parti della città. Estroso, eccentrico. Il regista Paolo Sorrentino lo aveva notato e lo avrebbe voluto nel suo film Premio Oscar La Grande Bellezza.

“Arrivederci amico mio”, ha scritto l’attrice Luisa Ranieri in una stories su Instagram. Carità aveva attraversato dipendenze ed eccessi, si era avvicinato al buddhismo e aveva vissuto la sua sessualità liberamente in tempi ancora più difficili rispetto a quelli attuali. Emblematico della sua personalità il suo parlato che mescolava italiano, dialetto e turpiloquio. “Sono giorni che, da solo finalmente, a casa … piango”, aveva scritto pochi giorni fa in uno dei suoi ultimi post. La sua pagina Facebook è ancora oggi luogo di cordoglio: scrivono in tanti, chi lo aveva conosciuto bene, chi lo aveva solo incrociato e ne era rimasto colpito. Molti ricordano il suo adagio: “Cient’anne, n’abbastene”. E ancora tanti sono increduli.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.