Il passo è sempre breve: dal lockdown alla mascherina al Green Pass. Da un qualsiasi obbligo alla Shoa il passo è sempre, assurdamente e follemente, breve. “Il Green Pass rende liberi”, recitava il fotomontaggio pubblicato sui social dal dirigente scolastico dell’Istituto Perlasca di Ferrara Stefano Gargioni. Il preside ha sostituito la scritta “Arbeit Macht Frei” del lager nazista in Polonia con quella sul Green Pass che è stato reso obbligatorio per chiunque entri in una scuola e a partire dal 15 ottobre esteso a circa 23 milioni di persone.

Il decreto è stato approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri giovedì scorso. Dal 15 al 31 dicembre la certificazione sarà valida per tutti i lavoratori, compresi autonomi, colf, baby-sitter e badanti. In caso di accesso al luogo di lavoro senza Green pass. La misura prevede la sospensione immediata dello stipendio per i dipendenti privati e dopo 5 giorni per quelli pubblici. Sono, inoltre, previste sanzioni da 600 a 1.500 euro per chi sfugge ai controlli. Il pass, a differenza di ora, sarà valido subito dopo la prima dose di vaccino.

Ai danni di Gargioni è stato avviato un procedimento disciplinare. Il dirigente è stato contestualmente sospeso dal servizio di Preside. Il deputato del Partito Democratico Emanuele Fiano ha presentato un’interrogazione urgente al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. “Questo Preside è stato appena rimosso dal proprio incarico e sospeso dal servizio con provvedimento disciplinare. Ci sono battaglie che vale sempre la pena fare. Sia benedetto il ricordo di coloro che furono gasati in quel campo”, ha postato stamattina Fiano. Paradosso grottesco: l’istituto scolastico era dedicato proprio a quel commerciante, Giorgio Perlasca, che durante la Seconda Guerra Mondiale, salvò la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi destinati alle deportazioni. A prendere per primi le distanze dal collega altri dirigenti scolastici estensi che hanno firmato una lettera.

“Lontanissimi dall’idea che i dirigenti scolastici debbano esprimersi con una voce sola o dalla volontà di limitare il diritto di parola e di critica, non possiamo non prendere nettamente le distanze dall’ultima iniziativa del collega Stefano Gargioni – detta la dichiarazione dei firmatari – Quando l’approssimazione scientifica, la falsificazione storica e il desiderio di protagonismo arrivano al punto di postare fotomontaggi pesantemente offensivi, lesivi della memoria di una tragedia come quella dei campi di sterminio, non possiamo accettare di essere accomunati a tali espressioni anche solo per il nostro silenzio”. E ancora: “Il contrasto e il superamento dell’abominio nazifascista sono all’origine della nostra democrazia e della nostra Repubblica; dovremmo saperlo bene, in quanto dirigenti; e non può dimenticarlo chi ha contribuito ad intitolare l’istituto che dirige a Giorgio Perlasca. Non abbiamo la presunzione di parlare a nome di tutti i colleghi, ma sicuramente i dirigenti scolastici ferraresi pensano e agiscono in tutt’altro modo, con rispetto, comprensione ed equilibrio, necessari sempre, ma più che mai in un momento così impegnativo per tutto il Paese”.

Gargioni si era già distinto un anno fa quando aveva mandato una circolare a tutte le famiglie e agli studenti dell’Istituto: “La mascherina al banco non è affatto obbligatoria”, recitava la nota al contrario di quanto previsto dal dpcm del 3 novembre 2020. A condannare il post anche l’Associazione Scuole Autonome Ferraresi (Asafe), rappresentate dai dirigenti scolastici della provincia di Ferrara e le sigle sindacali di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Rua, Snals Confsal, Gilda e Unams. Era stato sospeso venerdì scorso il primo preside che per cinque giorni non ha presentato il Pass, la dirigente dell’Istituto Tecnico Commerciale Maria Lazzari di Dolo, in provincia di Venezia.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.