Non hanno capito quel che sta succedendo. Sembra tutto normale quando arriva da Catania un giudice a interrogare a Palazzo Chigi il premier Conte, e si mette a parlare in tv di politica e di processi. E si fa finta di niente nella giornata dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, a parte mascherine e distanziamenti, oltre a una certa fretta di fare presto, a causa del pericolo pandemia.

Della valanga che sta loro precipitando addosso non mostrano di avere consapevolezza, il giudice “canterino” di Catania così come il presidente della cassazione Pietro Curzio, il procuratore generale Giovanni Salvi, il vice del Csm David Ermini. Tutto come prima, toghe rosse bordate di ermellino, immagine di sfarzo e rassicurazione. E ancora non sanno che la loro storia, quella in cui erano Casta incontrastata, sta entrando nel secondo tempo.

Prendiamo questo magistrato di Catania, il dottor Nunzio Sarpietro, che nella sua veste di giudice per l’udienza preliminare è andato a palazzo Chigi a sentire come testimone Giuseppe Conte nell’inchiesta in cui è indagato Matteo Salvini per la vicenda della nave Diciotti. Questo giudice è sicuramente una persona per bene, ma quando si affaccia alle telecamere davanti al palazzo del governo, dovrebbe sapere di essere precipitato in mezzo a una grave crisi politica. Pure, invece di scappare via subito, di dribblare i giornalisti con il pudore di chi sia capitato per caso in mezzo a un litigio di famiglia, si ferma e dice la sua.

Blandisce il premier Conte, ammicca a Salvini (non me ne voglia, senatore) e dice tranquillamente che lui, “a livello personale” augura al premier dimissionario di fare presto un bel Conte ter. Poi discetta lungamente sul processo. Impassibile, tranquillo, inconsapevole. Loro non se ne sono ancora resi conto, ma gli italiani cominciano a non sopportarli più.

Se non siamo ancora arrivati a quel 70% di cittadini che davano un giudizio negativo sulla magistratura ai tempi dell’arresto di Enzo Tortora, non siamo molto lontani. Secondo una ricerca del sociologo Arnaldo Ferrari Nasi, solo il 37% degli intervistati ha ancora fiducia nelle toghe, mentre il 58% alla domanda risponde decisamente no. Ci sarà ben un motivo, cari ermellini e caro dottor Sarpietro. Inutile far suonare l’orchestra. Rendetevi conto del fatto che la nave sta affondando.