“Le indagini seguite alla denuncia di un potenziale attentato da parte di stranieri contro di me, hanno portato alla scoperta di un arsenale di armi e a degli arresti di neonazisti. Grazie alle Forze dell’Ordine, io vado avanti senza paura: insulti e minacce mi danno solo più forza”. Scriveva così il 16 luglio 2019 Matteo Salvini, all’epoca ministro della Interno del primo governo Conte che sarebbe poi caduto dopo poche settimane.

A distanza di 27 mesi dalle presunte minacce ricevute dal leader della Lega, il gip di Milano Roberto Crepaldi accoglie la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Milano (pm Isabella Samek Lodovic) sui gruppi legati all’estrema destra e scrive che il missile Matra che avrebbe dovuto “uccidere” Salvini non è altro che “forse un bizzarro complemento d’arredo“. “Non vi è dubbio che il missile, pur originariamente classificabile come arma da guerra, sia stato sottoposto a procedure di disattivazione in altro Paese, all’esito delle quali lo stesso ha perso tutto l’enorme potenziale bellico ed è divenuto del tutto inidoneo a recare offesa alla persona, nonché insuscettibile di ripristino”.

All’epoca Salvini aveva parlato – così come riporta l’agenzia Ansa – di una segnalazione di un ex agente del Kgb su un attentato da parte di nazionalisti ucraini. L’inchiesta della Procura di Torino, poi passata a Pavia e infine a Milano, aveva portato all’arresto di tre persone e al sequestro di armi da guerra tra cui il missile ora ritenuto inoffensivo e obsoleto.

“Il Missile – sottolinea il gip – è divenuto oramai un mero simulacro vuoto e, contrariamente a quanto millantato da alcuni degli indagati, assume un valore solo quale (forse bizzarro) complemento d’arredo”. Salvini all’epoca parlò di “una delle tante minacce di morte che mi arrivano ogni giorno. I servizi segreti parlavano di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita. Sono contento sia servito a scoprire l’arsenale di qualche demente”.

 

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