L’unica certezza è che quando si ripartirà – se si ripartirà – gli stadi non apriranno le loro porte. È finora l’unico aspetto chiaro. In Italia e presumibilmente anche in Europa. In Italia si aspettano intanto risposte dal vertice, convocato dal governo, di mercoledì che riunirà tutto il mondo del calcio. E oggi, dalle colonne del Corriere dello Sport, l’allenatore della Nazionale Roberto Mancini ha lanciato il suo appello per far ripartire le attività. La settimana si prevede quindi cruciale per quello che riguarda le risposte del mondo del calcio all’emergenza coronavirus. Sia a livello nazionale che continentale.

In Europa sarà una settimana decisiva. Skysport ha anticipato (martedì si riunisce la UEFA e le sue 55 federazioni, giovedì il comitato esecutivo) lo scenario più probabile. Il limite individuato per terminare la competizione è il 31 agosto. La finale si dovrebbe tenere il 29 allo stadio Ataturk di Istanbul e quindi la competizione potrebbe ricominciare il 7 e l’8 agosto, “a campionati nazionali teoricamente terminati”. Si giocherà probabilmente anche a Ferragosto e quindi il 18, 19, 21 e 22. Comincerà forse il 20 ottobre la fase a gironi dell’edizione successiva.  L’Europa League potrebbe riprendere invece il 2 o il 3 agosto e concludersi all’Arena di Danzica, in Polonia, il 27 agosto.

In Italia, intanto, i ministri dello Sport, Vincenzo Spadafora, e quello della Salute, Roberto Speranza, hanno ricevuto il protocollo formulato dalla Figc per la ripresa delle attività degli atleti. Un piano che riguarda la fase 2, la ripresa degli allenamenti, e non la 3, quella del ritorno in campo. Mercoledì alla conference call convocata dal ministro Spadafora interverrà tutto il mondo del pallone. Il presidente federale Gabriele Gravina e quindi quelli dei campionati di Serie A, B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti e i presidenti delle associazioni di calciatori, allenatori e arbitri. E poi rappresentati della commissione medica della Figc e gli scienziati esperti del coronavirus che hanno partecipato alla stesura del protocollo. Il vertice sarà preceduto dalla riunione del direttivo Assocalciatori di domani e dall’assemblea della Lega A di martedì. Quindi, presumibilmente, alcuni orientamenti saranno già noti.

Il documento inviato ai ministri riguarda una ripresa graduale degli allenamenti. Prevede la sanificazione di tutti i centri sportivi e un raduno – che potrebbe aver luogo il 4 maggio – due o tre giorni prima della ripresa delle attività. Sembra una sorta di ritiro permanente, che prenderà effettivamente il via dopo i controlli a tappeto: due tamponi a distanza ravvicinata e test sierologici alla squadra e allo staff. E qui si pongono le questioni di come recuperare i reagenti e di come scongiurare un trattamento differenziato degli sportivi rispetto agli altri cittadini. Gli atleti positivi verrebbero isolati mentre per quelli risultati precedentemente contagiati e poi guariti sarebbero previsti esami cardiovascolari e polmonari.

Gli allenamenti si svolgeranno in maniera individuale o in piccoli gruppi per le prime settimane e quindi a distanza di sicurezza. Quando l’isolamento e questa sorta di ritiro permanente potranno aver formato un cosiddetto “gruppo negativizzato” si riprenderà il lavoro collettivo. Per quello che il ritorno in campo si vocifera del 27 e del 28 maggio, forse con le semifinali di Coppa Italia, come riporta la Gazzetta dello Sport. Ma sono solo scenari: come quelli delle fasi finali delle coppe europee da giocare in estate.

Qualora le partite dovessero riprendere si terranno sicuramente a distanza ravvicinata: sono ancora 12 i turni da giocare per concludere la stagione. Perciò Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori, ha proposto di aumentare le sostituzioni da 3 a 5, per non affaticare ulteriormente gli atleti. Walter Ricciardi, membro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e consulente del ministro della Salute e della Figc, ha proposto anche di giocare le restanti partite al centro-sud, meno colpito dal virus. Uno scenario che trova in disaccordo molte società, soprattutto quelle del nord. Tra i presidenti anche una frangia di contrari alla ripresa delle attività. Massimo Cellino, patron del Brescia, ha escluso da tempo il ritorno in campo della sua squadra e ieri ha annunciato di essere stato colpito dal virus. Lo ha detto dopo un tampone negativo e un test sierologico che ha individuato anticorpi del Covid-19.

Di avviso opposto Roberto Mancini, allenatore della Nazionale, che in un’intervista al Corriere dello Sport si è schierato per la riapertura: “Penso che l’attività possa riprendere: i campi di calcio sono lunghi cento metri, ci sono gli spazi giusti, molti club hanno anche molteplici terreni e spogliatoi diversificati. Riprendiamo a giocare a calcio e vedrete che il calcio aiuterà il Paese“.