Il tempismo è quantomeno sospetto, le accuse sono presenti in un verbale di un pentito che solo oggi si ricorda di parlare con i pm antimafia di Roma di fatti risalenti addirittura al 2013, che Repubblica oggi pubblica in esclusiva. 

Parliamo delle accuse rivolte a Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni unica opposizione al governo Draghi in Parlamento e in forte ascesa in tutti i sondaggi di queste settimane, in cui è arrivato a tallonare il Partito Democratico, dal collaboratore di giustizia Agostino Riccardo.

Secondo Riccardo, che ne ha parlato con i pm antimafia della Capitale, nel 2013 il partito della Meloni avrebbe fatto arrivare al clan noma dei Travali 35mila euro per comprare voti e attaccare manifesti a favore di Pasquale Maietta, ex tesoriere di Fdl alla Camera, espulso dal partito nel 2016 dopo il coinvolgimento in inchieste giudiziarie sulla gestione degli appalti e dei fondi del comune di Latina. Quest’ultimo avrebbe legami di vecchia data con Costantino “Cha Cha” Di Silvio, boss che per anni ha operato nella zona di Latina e coinvolto nel processo Olimpia. 

Torniamo dunque a Riccardo. Il collaboratore di giustizia ha raccontato ai magistrati capitolini che “Maietta ha detto alla Meloni che c’era bisogno di pagare i ragazzi presenti per la campagna elettorale e la Meloni ha risposto: ‘Dì a questi ragazzi che ne parlino con il mio segretario’”.

Ragazzi che per la DDA di Roma facevano parte di un clan di Latina. Riccardo, che ritrova la memoria quindi otto anni dopo quei fatti, spiega ai pm antimafia che Maietta “ci presentò nel 2013 Giorgia Meloni. Era presente anche il suo autista. Parlavamo della campagna elettorale e Maietta disse alla Meloni che noi eravamo i ragazzi che si erano occupati delle campagne precedenti per le affissioni e per procurare voti. Parlarono del fatto che Maietta era il terzo della lista, prima di lui c’erano Rampelli e Meloni, nonché del fatto che Rampelli, anche se eletto, si sarebbe comunque dimesso per fare posto al Maietta”.

Sempre l’ex tesoriere di Fdl alla Camera avrebbe quindi spiegato alle Meloni che quei ragazzi andavano pagati, con la presidente del partito che di fronte alla richiesta avrebbe chiesto di “parlarne con il mio segretario”. 

Segretario che avrebbe dunque fissato un incontro, “senza che usiamo i telefoni”, presso un bar di Roma. Nel locale, racconta Riccardo, sarebbero poi stati consegnati all’interno di una busta di pane i 35mila euro in contanti. “Mi raccomando, io non vi conosco. Non vi ho mai dato niente”, avrebbe detto il segretario della Meloni prima di andarsene. 

LA REAZIONE DELLA MELONI – La notizia del coinvolgimento di FdI e di Giorgia Meloni nel presunto affare con i clan per le elezioni del 2013 è stata seccamente smentita dalla stessa presidente del partito. “La presunta notizia si smonta facilmente: non faccio affari con i rom, non do soldi in contanti nelle buste del pane a un distributore di benzina e nel 2013, quando facevamo la campagna elettorale, i soldi non li avevamo. Non ho mai avuto un segretario maschio o una Volkswagen nera: è una notizia inventata che non è mai accaduta“, ha precisato Meloni in diretta su Facebook.

“Se gli inquirenti avessero voluto chiedermelo io non avrei avuto alcun problema a rispondere. Non conosco questo signore che tra l’alto, secondo altri pentiti non sarebbe attendibile: questa notizia mi infanga. Mi sorprende che sia finita su Repubblica senza che nessuno mi abbia chiesto un parere”, ha aggiunto.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.