La Presidente del Consiglio, prima ammiratrice di Trump, tanto da far dire a qualche spiritoso leader dell’opposizione che si comportava da cortigiana, ora è una sua acerrima critica. Prima di cercare di capire il perché prendiamo pure atto dell’interruzione del meccanismo di rinnovo delle collaborazioni con Israele, fino a quel momento appannaggio esclusivo dei “quattro paladini” del fenomeno palestinese. La premier ha motivato quest’ultima azione con i reiterati attacchi compiuti dall’IDF nei confronti dell’UNIFIL e delle forze italiane.

L’ultimo episodio è stato spiegato dal comandante italiano che ha detto che si è trattato di un incidente, ma la notizia è apparsa soltanto nei tg notturni per sparire all’alba. Hezbollah non ha mai smesso un giorno di lanciare missili su Israele a partire dall’8 ottobre 2023, senza toccare le forze dell’ONU, mentre Israele è costretto ad andare a stanare i terroristi via terra e si scontra perciò fisicamente con i militari dell’ONU, che stanno lì per cambiare aria, visto che in vent’anni non si sono accorti che il sud del Libano è diventato la fotocopia ridotta di Gaza, quanto a cunicoli e tunnel.

Come mai c’è stata questa inversione di tendenza che comprende anche l’ammirazione per Trump? È un fatto che la guerra all’Iran non sta andando nella direzione voluta, ma questo è anche colpa dei Paesi dell’UE, che nella migliore delle ipotesi si mostrano neutrali, mentre Spagna e Francia sono del tutto ostili. Cosicché gli USA devono affrontare anche gli alleati e Trump ha minacciato di uscire dalla NATO, con il che ci verrebbe a mancare l’ombrello atomico americano, mentre l’Iran, che ricatta tutti, si sta dotando dell’arma nucleare ed essendo già superdotato di missili, grazie alla collaborazione con la Corea del Nord e con la Russia.

Di fronte a questo scenario si sono verificati tre fatti che stanno isolando gli Stati Uniti: il Papa, poco per volta, ha cambiato atteggiamento e nei suoi ultimi discorsi è arrivato a stigmatizzare gli atti di Trump, senza mai nominarlo; la sconfitta della destra italiana nel referendum sulla giustizia; la sconfitta di Orbàn alle elezioni di domenica scorsa. Continuare a sostenere Trump e le sue guerre è come lasciare il campo alla sinistra e questo non è ritenuto ammissibile. Si diceva della guerra conto l’Iran che, date le premesse ha imboccato una via impervia per gli USA e per Israele ed ovviamente la destra al governo sta correndo ai ripari. Per ultimo c’è Orbàn e la sua sconfitta che priva l’America di Trump di un altro alleato; anche la campagna del suo rivale si è basata sull’antiamericanismo.

A guardare bene l’unico collante del cosiddetto campo largo è rappresentato dall’avversione per Israele e la stessa cosa sta avvenendo in America dove i democratici stanno rialzando la testa e il clero “bergogliano” li sta molto aiutando. Di fronte ad un cambio di campo l’elettore è portato a scegliere l’originale, cosicché il governo attuale sta lasciando il campo alla sinistra. Trump per la stessa via rischia di perdere le elezioni di midterm: un ottimo viatico, non c’è che dire.