Giorgia Meloni è il perno del sistema. Questo elemento non è dato solo dall’essere presidente del Consiglio, ma soprattutto dall’essere leader della coalizione di centrodestra, l’unica alleanza che ad oggi possa essere considerata stabile. Perché – al di là degli auspici dei registi dell’operazione campo largo – la prospettiva è quella di replicare il disastro politico dell’Unione di Romano Prodi del 2006, una coalizione fondata sulla sommatoria numerica e sull’ossimoro politico, e che finì per naufragare dopo un biennio.

La stessa federatrice e segretaria del principale partito è ogni giorno vittima di trame e scenari che la vedono declassata o messa da parte. La stessa corsa al leader sembra più una fiera delle vanità che una concreta scelta politica fondata su un programma, che per di più al momento non esiste. Questo rende il binomio tra l’attuale maggioranza e le opposizioni fortemente sbilanciato sul piano di quella stabilità tanto decantata, e ultimamente poco citata da chi teme che possa contrastare con l’immagine rampante che da settimane si tenta di trasmettere del centrosinistra, che però così non vuol essere chiamato. Perché si sa: l’Italia è un Paese in cui la sinistra fatica sempre a vincere, perché in fondo non è un Paese di sinistra e non lo è mai stato. Al più, è un Paese con alcune istanze di sinistra o che nella visione accademica e novecentesca siamo soliti definire di sinistra.

Eppure, negli ultimi anni abbiamo assistito a una radicale trasformazione delle battaglie politiche e degli elettorati, e di conseguenza all’assunzione di istanze tipicamente liberal-socialiste da parte della destra conservatrice. Lo stesso emergere del conservatorismo sociale ha trasformato e rimesso al centro della discussione politica quella dottrina sociale – che è stata motore dei partiti cattolici e contrapposizione storica alle sinistre socialiste e comuniste sui temi del lavoro e dei diritti – rendendo evidente come la destra possa solidamente surclassare la sinistra su quei fronti che ciclicamente tornano di attualità. Per questo Meloni – attuando quel “realismo conservatore” che è nella natura stessa del mondo cui Fratelli d’Italia ha scelto saldamente di appartenere – può rappresentare ancora oggi un’alternativa di sistema anche a sinistra. Nell’incertezza di oggi può essere l’unica garanzia, ma per farlo deve rendere questo elemento centrale nella sua comunicazione, rendendo palese il binomio tra la stabilità e il caos rappresentato dalle sinistre camuffate.

È un percorso obbligato sia sul piano della politica interna che su quella estera. Ma questo richiede una doppia azione: quella politica del governo e della maggioranza parlamentare su un livello e quella culturale sull’altro. Questa battaglia si vince sulla politica, sul terreno del conservatorismo come offerta politica e culturale, soprattutto a quei giovani stanchi della politica piatta e autoreferenziale. Non è la strada più semplice, ma è l’unica per battere i giocolieri, i sedicenti neo guru che tramano per riprendere ciò che più amano: il potere.

Avatar photo

Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.