La Rai prepara l’ennesima rivoluzione al suo interno e a farne le spese sono cultura e sport. Ragioni di ‘cassa’, o come piace dire attualmente di ‘spending review’, starebbero spingendo la governance attuale della tv di Stato a chiudere alcuni canali tematici.

Un piano industriale che, come denunciato dal deputato di Italia Viva e segretario della Vigilanza Rai Michele Anzaldi, prevede la chiusura di Rai Sport e l’accorpamento di Rai Storia con Rai 5, rete dedicata alla storia dell’arte. Il tutto, rimarca Anzaldi, nel silenzio “inspiegabile” dei membri del CdA. Non solo: Anzaldi ricorda pure come “Salini (Fabrizio Salini, amministratore delegato Rai, ndr) avrebbe portato in Cda l’incarico ad una società esterna per lavorare a cancellazioni e accorpamenti di canali. Ma di quale società si tratta? Quanto costa questo incarico?”.

Una doppia chiusura per tentare di fare fronte ai conti in rosso dell’azienda, nonostante i quasi 2 miliardi incassati ogni anno dal canone in bolletta. Rai che, nell’ultimo semestre, ha raggiunto un indebitamento totale di 275,9 milioni di euro, in aumento dai 239,1 milioni precedenti. A fine anno quindi la previsione è di un rosso pari a circa 130 milioni di euro, cifra destinata a salire anche nell’anno successivo.

Così salterebbe Rai Sport, canale che gli appassionati amano per potersi godere qualche ora di sport cosiddetti ‘minori’ e non dover essere costretti al solito eterno calcio in tv.  Rai Storia, da parte sua, è uno dei pochi canali sulla tv italiana a garantire contenuti di qualità, prodotti che sulle reti generalisti non trovano spazio perchè schiacciati da una programmazione sempre più ‘trash’.

Ma la mossa dei dirigenti Rai non è passata inosservata. Sulla nota piattaforma Change.org è nata una petizione che ha raggiunto quasi 10mila firme contro la chiusura e l’accorpamento di Rai Storia con Rai 5. Nella petizione si sottolinea che, “differenza della proposta presentata in CdA Rai, il canale Rai Storia vada potenziato, migliorato e maggiormente pubblicizzato. La divulgazione storica può essere un antidoto ad una pericolosa deriva antiscientifica e revisionista (quando non sfocia nel negazionismo complottista tout court). Una deriva a cui assistiamo sempre più spesso nel dibattito pubblico nazionale, soprattutto in merito a tragici periodi della nostra storia”.

“Se cala la pubblicità, la Rai tagli i costi dei prodotti commerciali, le produzioni esterne, i mega compensi, gli sprechi come l’invio di 20 giornalisti e tecnici in Usa per le elezioni americane, ma non è accettabile che si taglino cultura, sport e informazione”, è l’appello che arriva ancora da Anzaldi, tra i firmatari della petizione assieme alla politologa Sofia Ventura e al direttore della rivista Il Mulino Mario Ricciardi.