Lidia Menapace è partita per il suo ultimo viaggio. Ci ha lasciato tanti ricordi di una vita esemplare e un grande patrimonio di riflessioni di cui far tesoro in questi tempi confusi. I tanti messaggi di cordoglio – a partire da quello del Presidente della Repubblica – testimoniano un sentimento diffuso di affetto e riconoscenza verso una delle personalità più belle della storia della nostra Repubblica, un punto di riferimento per tutta l’Italia antifascista e democratica. I media rendono giustamente omaggio alla partigiana Lidia ma è doveroso ricordare che per il nostro establishment rimase sempre una rompiscatole.

Un “complotto” benedetto dall’ambasciata Usa le impedì di diventare nel 2006 presidente della Commissione Difesa del Senato. Il suo pacifismo e il suo impegno nell’investigare sulle morti per uranio impoverito risultavano troppo scomodi, lo stesso centrosinistra ritenne inopportuna la proposta avanzata da Rifondazione Comunista. Le raccolte di firme che la proponevano come senatrice a vita non furono recepite da un Presidente ex-comunista. Lidia non aveva lavorato per Goldman Sachs, aveva fatto la staffetta partigiana. Paradossalmente ma non troppo proprio la fedeltà alla Costituzione nata dalla Resistenza – in particolare all’articolo 11 – la rendeva una sovversiva. L’affidabilità che viene richiesta nel nostro paese è quella verso la Nato, l’ordoliberismo dell’Unione Europea, la finanza internazionale e una visione cinica della politica.

Lidia però è diventata lo stesso senatrice a vita dell’altra Italia – quella che oggi sembra scomparsa – come sa chiunque abbia attraversato nel corso degli anni al suo fianco i cortei e le manifestazioni. Partigiana, comunista, femminista, pacifista Lidia ha dato un contributo straordinario ai movimenti e all’elaborazione teorica, è stata un esempio di gioia, curiosità, spirito critico, di militanza intelligente, appassionata, instancabile. Non si è mai risparmiata e ha distribuito ovunque la sua disponibilità all’incontro, al dialogo, al racconto, a socializzare le sue riflessioni, le sue storie e la sua gioia nel condividere pensieri e bicchieri di vino. Scherzava sempre sulla via alcolica al socialismo. Ci ha insegnato che si può essere rivoluzionarie rigorose e coerenti senza perdere il sorriso.

Lidia era una resistente capace di scegliere collocazioni scomode. Lo ha sempre fatto. Da ragazza come nel 1968. E nel 2008 ci sorprese con la decisione di prendere la tessera di Rifondazione Comunista proprio quando eravamo diventati extraparlamentari e uscivamo dai riflettori dei media. Lidia era stata fino a quel momento una nostra compagna di strada nei movimenti e un’indipendente nelle nostre liste.

Lei che aveva sviluppato una riflessione critica fin dagli anni ’70 e ’80 sulle forme tradizionali dell’agire politico condivise con noi l’idea di ripartire dal basso a sinistra. Nel 2019 fu felicissima della tessera viola con l’immagine della sua amata Rosa Luxemburg. Lidia ha davvero praticato per una vita – da femminista, pacifista, libertaria – la rifondazione comunista. E forse per questo è sempre rimasta una partigiana in servizio attivo.