La prima cosa che Ilda Boccassini pensò quando incontrò per la prima volta Giovanni Falcone fu che “comunque è un figo”. E quindi: “Me ne innamorai. È molto complicato per me parlarne. Sicuramente non si trattò dei sentimenti classici con cui siamo abituati a fare i conti nel corso della vita. No. Il mio sentimento era altro e più profondo, non prevedeva una condizione di vita quotidiana, il bisogno di vivere l’amore momento per momento”. È quello che racconta la stessa Boccassini nella sua autobiografia in uscita. Il libro si chiama La stanza numero 30, edito da Feltrinelli Editore. Delle anticipazioni del libro in uscita proprio queste che riguardano poco e niente la Giustizia, molto la vita privata, praticamente gossip, hanno fatto piuttosto parlare.

Spiegato meglio, quel sentimento, della ex magistrato: “Ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia, che capivo essere più importante di tutto il resto. Sapevo di non poter condividere con lui un cinema o una gita in barca, pur considerandolo, ma non ero gelosa della sua sfera privata, né poteva vacillare la mia. Temevo che quel sentimento potesse travolgermi. E così in effetti sarebbe stato, perché lo hanno ucciso”.

Boccassini, 71 anni, nata a Napoli, è stata pm a Brescia, a Milano e, dopo le stragi del 1992 – gli attentati che uccisero i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – a Caltanissetta. È stata infine procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Era arrivata nel 1979 a Milano e Il Corriere della Sera scriveva, raccogliendo il malumore dell’allora procuratore, che “il lavoro inquirente poco si adatta alle donne: maternità e preoccupazioni famigliari male si conciliano con un lavoro duro, stressante e anche pericoloso”. La stanza numero 30 è quella che ritrovò a Milano quando tornò dalla Sicilia. E quindi i processi Imi-Sir, Lodo Mondadori, “Toghe Sporche”. Berlusconi e il caso Ruby. L’ex magistrato racconta la sua vita fino alla pensione nel dicembre 2019.

E si chiede quindi “cosa avrebbe riservato il destino a me e Giovanni, se non fosse morto così precocemente?”. Ilda “La Rossa” ricorda aneddoti, incontri, pomeriggi, viaggi perfino. Il walkman con le canzoni di Gianna Nannini quando i due volarono in Argentina per intervistare il boss Gaetano Fidanzati. “In top class non c’erano altri passeggeri, eravamo soli in quel lusso rilassante, la nostra intimità disturbata solo dall’arrivo delle hostess. Rimanemmo abbracciati per ore, direi tutta la notte, parlando, ascoltando Gianna Nannini e dedicandoci di tanto in tanto ad alcuni dettagli dell’interrogatorio e ai possibili sviluppi dell’indagine. Che notte …”. Il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci morirono il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.