Matteo Renzi si gioca la prima partita politica sull’inchiesta della procura di Firenze sulla Fondazione Open questa sera, nella giunta per le immunità del Senato. Il senatore di Italia Viva chiamerà i componenti ad esprimersi sulla sua richiesta di non concedere ai magistrati l’utilizzo delle intercettazioni allegate al fascicolo Open.

L’accusa di Renzi, formalizzata in una lettera alla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, è che i pm fiorentini hanno violato le sue prerogative di parlamentare in quanto “intercettato” abusivamente: nelle carte dell’inchiesta Open sono finite dunque chat e mail che non avrebbero dovuto esserci. Renzi, lo ricordiamo, è indagato per concorso in finanziamento illecito.

Il leader di Italia Viva, almeno in giunta per l’immunità, sa di poter contare su una maggioranza sicura. Questa sera, quando inizierà l’iter presieduto dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, potrà contare sul voto dei 3 forzisti, dei 3 di Italia Viva, dei 6 della Lega. Arriverebbe così a 12 voti sui 23 componenti della giunta: ma al pallottoliere renziano potrebbero aggiungersi altri voti tra Partito Democratico (unica rappresentante Anna Rossomando) e gruppo Misto (4 membri, tra cui gli ex pentastellati Mario Michele Giarrusso, Mattia Crucioli e Gregorio De Falco), mentre è praticamente certo il voto contrario dei 3 esponenti del Movimento 5 Stelle e di Pietro Grasso di Leu. Ancora incerta la posizione di Fratelli d’Italia, che in giunta ha due componenti, Lucio Malan e Alberto Balboni.

A fare da relatrice del caso sarà Fiammetta Modena, avvocato ed esponente di Forza Italia. I tempi comunque si preannunciano lunghi, con un responso che dovrebbe arrivare sul finire della settimana o al massimo nei primi giorni della prossima.

Renzi, d’altra parte, è pronto allo scontro frontale con la magistratura e sa di poter cavalcare una battaglia di garantismo che trova sponda anche nel centrodestra. Secondo il senatore la procura fiorentina, col procuratore aggiunto Luca Turco e il sostituto Antonino Nastasi, avrebbe agito in maniera anomala violando le regole che “proteggono” i parlamentari dall’essere intercettati senza una formale richiesta di autorizzazione.

Tra le ‘prove’ a sostegno di questa tesi ci sarebbe nelle carte dell’inchiesta una chat del 4 giugno 2018 in cui Renzi parla con Vincenzo Manes, uno dei finanziatori di Open, del volo per Washington per parlare alla cerimonia dei 50 anni dall’omicidio di Bob Kennedy: all’epoca il leader di Italia Viva era senatore già da due mesi.

Secondo Turco e Nastasi invece le email e gli altri messaggi finiti nell’inchiesta possono essere utilizzati perché provengono da altri indagati che non godono delle guarentigie. Prima di rivolgersi alla presidente del Senato Casellati, i difensori di Renzi avevano anche presentato alla Procura di Firenze “formale intimazione di astenersi dallo svolgimento di qualsivoglia attività investigativa preclusa dall’articolo 68 della Costituzione e dell’articolo della legge 140/2003, nonché dall’utilizzare conversazioni e corrispondenza casualmente captate senza previa autorizzazione della Camera di appartenenza”.

Proprio questa mattina Renzi, intervenendo a L’Aria che Tira su La 7, ha anche chiarito che se si arriverà in aula per votare per l’acquisizione del materiale, “una cosa illegale e incostituzionale”, “non chiederò l’immunità”. Il leader di IV ha sottolineato infatti che voterà “a favore della presa del materiale , ma andrò in tutte le sedi a vedere se hanno violato le leggi. Per me è uno scandalo, se qualcuno non ha fatto le cose per bene deve pagare“.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia