“Il deviatoio” nell’incidente del treno a Lodi “era disalimentato”. Lo ha spiegato Marco D’Onofrio, direttore dell’Ansf, Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, sull’incidente ferroviario accaduto a Lodi il 6 febbraio, durante l’audizione alla Commissione Lavori pubblici del Senato.

“Ci sarebbe una evidenza di qualcosa che non è andato perfettamente a posto, altrimenti il deviatoio sarebbe stato riconsegnato”, riferisce D’Onofrio. “E’ di ieri sera una comunicazione della procura a seguito del rilevamento di un difetto interno all’attuatore”, ha aggiunto quindi il direttore dell’Ansf. “Evidentemente il sistema ha letto la posizione corretta del deviatoio e questo ha consentito l’inoltro del treno con le condizioni di massima libertà di via”, ha spiegato D’Onofrio, che ha precisato come “sono state fatte prove in campo e pare che ci sia una inversione dei cablaggi interna al dispositivo che si era andati a sostituire”.

“La sicurezza del sistema è in capo agli operatori, l’agenzia deve verificare che facciano correttamente il loro lavoro. Sono 77 le organizzazioni vigilate. L’agenzia Ansf presidia le norme di circolazione e ha emanato un regolamento circolazione ferroviaria: la marcia del treno è assistita da sistemi di segnalamento, che conoscono a monte le condizioni della libertà di via e dei passaggi a livello e dei deviatori. Il deviatoio viene assicurato con chiavistelli meccanici in una delle due posizioni comandate”, ha poi spiegato il direttore della agenzia.

IL PROCURATORE: “AL VAGLIO ALTRE POSIZIONI” – “Stiamo vagliando altre posizioni”. A dichiararlo è il procuratore della Repubblica di Lodi Domenico Chiaro dopo aver diramato un alert di sicurezza in seguito alla scoperta che lo scambio numero 5, quello ‘incriminato’ per aver fatto deragliare un Frecciarossa giovedì scorso, presentava un problema elettrico.

L’INDAGINE – Sull’incidente la Procura di Lodi ha aperto un’inchiesta. Sono indagati oltre a cinque operai di Rfi, anche la stessa Rete ferroviaria italiana, accusata di violato la legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle società per i reati commessi dai dipendenti. Nell’incidente morirono due macchinisti Giuseppe Cicciù e Mario Dicuonzo.