Lorenzo Insigne si racconta: il rapporto con i tifosi, quello con i suoi allenatori, l’infanzia a Frattamaggiore a giocare a pallone per strada, la responsabilità della fascia di capitano. L’attaccante del Napoli, campione d’Europa con l’Italia, che secondo il Corriere dello Sport non sarà titolare nel big match di domenica sera contro il Milan a Milano, ha rilasciato una lunga intervista a Rivista Undici.

Giocavo in strada, mettevamo dei mattoncini come porte, si sapeva quando si cominciava e non si sapeva quando si finiva – ha ricordato della sua infanzia – Ci sono andato anch’io alla scuola calcio, mi hanno insegnato molte cose, non quelle che ho imparato per la strada. Quello che era un gioco è diventato strategia. Rispetto a Inghilterra e Spagna, siamo un Paese in cui la tattica domina. Quando gli stranieri arrivano qui, fanno fatica per quello. Non sono abituati”.

Insigne è da anni capitano del Napoli. Un simbolo che però è stato spesso criticato, presumibilmente per le aspettative troppo alte dei tifosi. “La gente si è sempre aspettata tanto da me. Ho cercato di ricambiare. Ho avuto degli screzi qualche volta coi tifosi e mi dispiace. Molti non mi hanno compreso del tutto – ha detto Insigne – Credo di aver sempre assicurato che il Napoli non venisse meno all’impegno in campo. Ho un carattere particolare. So scherzare con tutti, ma all’inizio tengo le distanze. Per alcuni tifosi è superbia, sembra che me la voglia tirare. È solo un atteggiamento di difesa. Qualcuno non mi ha mai compreso al 100%. Chi mi conosce davvero, sa come sono fatto”.

La prima rete in maglia azzurra, con il suo numero 24 sulle spalle, il 16 settembre 2012 contro il Parma in casa. In panchina c’era Walter Mazzarri. Insigne ha vinto con il Napoli due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Ha parlato anche del suo rapporto con i tecnici che lo hanno allenato: “Zeman è stato decisivo, il primo a credere in me. Benítez mi ha completato: avevo sempre pensato che per me il calcio fosse solo attaccare. Il calcio con Sarri è gioia: mi sono divertito tanto in 3 anni, ci è solo rimasta la delusione di non aver vinto lo scudetto. Ancelotti? Non è vero che non ci siamo presi. Avevamo idee diverse, questo sì, su cose di campo. A Gattuso devo tanto. Dopo gli anni di Ancelotti è stato bravo a farmi tornare sui miei passi e a rimotivarmi. Spalletti è una personalità forte: ci ha restituito consapevolezza nella nostra forza”.

Domenica sera, alle 20:45, lo scontro in vetta tra Milan e Napoli. I rossoneri sono a quota 39 punti, a uno dalla capolista Inter. Il Napoli segue in quarta posizione a 36 punti. “Gli esami – si legge sul quotidiano – hanno escluso problemi più seri di un sovraccarico ma intanto Lorenzo è rimasto fermo anche ieri e a questo punto è davvero molto, molto difficile pensare che Spalletti lo lancerà dal primo minuto a San Siro. Già, andrà al massimo in panchina. Se recupererà”.

Sempre al Corriere dello Sport di ieri, le dichiarazioni dell’agente del calciatore Vincenzo Pisacane sulle trattative per il rinnovo del contratto di Insigne: “Fino a gennaio non avrò contatti con nessuno. Su questo sono molto fermo: dal 2, poi, tutto cambierà”, ha detto l’agente. Il calciatore e la società “direi che sono divisi nei tempi, nell’educazione, nei modi, nei gesti. Non voglio alimentare polemiche, con De Laurentiis siamo in pace e non in guerra, però magari un giorno è doveroso raccontare ciò che è accaduto nel tempo”. Per Pisacane “un grande campione avrebbe meritato più tempo: molti mesi fa ho provato a parlare con De Laurentiis, ma lui non voleva dialogare con me e mi rimandava a Giuntoli. Qualcuno in società una volta mi ha detto: ‘Ma dove vuoi che vada, Insigne?’. Credevano che nessuno potesse essere interessato a lui”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.