Irma Testa fa coming out. La rivelazione della prima donna italiana della storia a vincere una medaglia alle Olimpiadi nel pugilato, bronzo a Tokyo 2021, a Vanity Fair. Dovrebbe non essere una notizia, nel 2021, e invece lo è: per gli episodi di discriminazione che si verificano tutti i giorni e per l’autenticità delle parole della pugile napoletana. “Le persone che mi stanno vicino lo sanno da anni, ma credo sia giusto, ora, dirlo a tutti. Parlare di orientamento sessuale nel mondo dello sport ha un valore speciale, perché ai campioni si chiede di essere perfetti. E per molti l’omosessualità è ancora un’imperfezione. Per timore di intaccare la propria immagine tanti sportivi tacciono e si nascondono. Anche per me è stato così fino a pochi mesi fa. Ma quella medaglia di Tokyo è diventata il mio scudo: ora che la Irma atleta è al sicuro, la Irma donna può essere sincera. E lo faccio in un momento in cui esporsi è diventato fondamentale”.

Testa, classe 1997, da Torre Annunziata in provincia di Napoli, la strada del pugilato da giovanissima. Cresciuta a casa senza un padre, la madre e i fratelli, la sorella che ha abbandonato la boxe per sostenere la famiglia e dare i soldi a lei per allenarsi e per i soldi del treno per andare in Nazionale ad Assisi. È venuta su nella palestra Boxe Vesuviana del mitico maestro Lucio Zurlo. La sua prima medaglia a 14 anni, bronzo in Polonia nel 2012, e quindi un’altra serie di successi a livello italiano ed europeo. Si è laureata campionessa europea nella categoria 57 chilogrammi nel 2019. Il suo soprannome “Butterfly” per la sua agilità e leggerezza. Una storia fantastica raccontata nel docufilm Butterfly di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman nel quale emergono la personalità della protagonista e si staglia la figura di Lucio Zurlo.

A influire sulla sua scelta la medaglia, e il suo carattere, e la boxe che l’ha portata in giro per il mondo. Prima, invece, la paura che la gente la giudicasse per questo più che per le sue qualità sportive. “Se io mi sono sentita protetta e al sicuro in questi anni è stato per la corazza che mi porto addosso, per il mio carattere: sono una donna forte di natura. Ma non tutti sono così. Ci sono persone che soffrono per le discriminazioni, che sono vittime di bullismo, che non riescono a costruirsi una vita perché non sanno come relazionarsi con una società che è loro ostile. Ogni essere umano dovrebbe essere protetto e al sicuro. O almeno tutelato. Chi può proteggerti se non lo Stato, le sue istituzioni, le sue leggi? Ci sono ancora troppe persone discriminate e questo non va bene. Non va più bene. Io non posso fare molto, ma posso, dicendo la verità su me stessa, dire anche che nulla è sbagliato”.

Il primo amore a sedici anni. Alcuni nascosti, cambiati di sesso nel racconto ai giornali e via dicendo, e che quindi per questo si sarebbero anche potuti offendere. Testa lo ha detto a sua madre a quell’età. Nessun problema a casa. Qualche anno dopo la rivelazione anche della sorella. Dice di sentirsi sollevata, per quello che ha raccontato, “perché è come se avessi sempre avuto voglia di dire, alle persone che mi parlavano delle loro storie così uguali alla mia: ti capisco perfettamente, anche io sono come te. Ma non potevo espormi”. E poi: “Non dico che sono lesbica perché nel mio futuro può esserci anche un uomo. Da quando ero ragazzina provo attrazione per le donne, ma qualche volta l’ho provata anche per i maschi. Le etichette è giusto che ci siano: per fare che le cose diventino normali bisogna prima passare dalle etichette. Ma io non le uso perché a me non piacciono”.

La rivelazione di Testa conferma che ad avere coraggio sul tema sono sempre di più le sportive donne – come per esempio nel calcio femminile. L’orientamento sessuale resta un tabù molto più resistente nello sport maschile.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.