Si chiude con l’archiviazione delle residue ipotesi di reato una parte importante dell’inchiesta sul Tribunale di Lecce che aveva coinvolto il giudice Pietro Errede e diversi professionisti, accusati a vario titolo di irregolarità in alcune procedure fallimentari. Il pm di Potenza Vincenzo Montemurro, competente per i reati commessi dai colleghi salentini, ha chiesto e ottenuto dal gip l’archiviazione delle accuse, ritenute infondate, a suo carico. Per Errede si aggiunge così un altro passaggio favorevole dopo il proscioglimento disposto già in udienza preliminare nel marzo scorso.

Resta ora aperta la vicenda, che ha avuto grande clamore mediatico nei mesi passati, degli insulti omofobi comparsi nei brogliacci delle intercettazioni. Riferendosi a Errede, che non ha mai fatto mistero del suo orientamento sessuale, era stata utilizzata l’espressione “pecorina”, e non il nome o un numero, per indicarlo.

Il caso era stato anche oggetto di una interrogazione al Guardasigilli da parte del senatore Ivan Scalfarotto (Italia viva) e di un accertamento interno della Guardia di Finanza che aveva individuato nel militare Giovanni Abaterusso l’autore dell’espressione. Lo stesso militare, dopo gli accertamenti interni, avrebbe tuttavia continuato a svolgere attività investigative nell’ambito dell’inchiesta. Tra i filoni c’è quello relativo a una presunta turbativa d’asta successivamente caduta.

Per la difesa di Errede, una volta individuato l’autore delle espressioni offensive, egli avrebbe dovuto però astenersi da ulteriori attività investigative riguardanti il magistrato. I legali di Errede sul punto hanno avviato richieste risarcitorie nei confronti dello Stato e di quanti hanno contribuito all’apertura del procedimento penale con dichiarazioni “millantatorie, calunniose e diffamatorie”.

L’inchiesta giudiziaria, partita con il ricorso a misure cautelari, arriva dunque per Errede ad un esito segnato da un proscioglimento e dall’archiviazione delle ipotesi residue. Restano da valutare, come detto, le contestazioni relative alle modalità con cui furono svolte alcune attività investigative e, in particolare, la vicenda dell’espressione omofoba contenuta nei brogliacci.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere