«Questi scambiano la presunta legittima difesa con il diritto di uccidere. Il loro modello è l’America in cui le armi sono un gioiello da esibire». Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, “coscienza critica” della sinistra.
Professore emerito dell’Università di Bari, Canfora è anche membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia (Dedalo Edizioni), Tra i suoi libri, ricordiamo: Fermare l’odio (Laterza); Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano (Laterza); Il presente come storia; Europa gigante incatenato (Dedalo), La natura del potere (Laterza): La scopa di Don Abbondio. Il moto violento della storia (Laterza) e il recentissimo La metamorfosi (Editori Laterza), sulla storia del Pci nel centenario della sua fondazione.

“Salvini, che vuoi dire? Uccidere gli africani è legittimo?”. È il titolo di prima pagina di questo giornale in riferimento alla tragedia di Voghera. Professor Canfora è un titolo forzato?
Magari fosse così. No, purtroppo è un titolo realista. Intanto non ci dimentichiamo che i famosi, o forse è meglio dire famigerati, decreti sicurezza promulgati dal governo Conte I, quello con Salvini e Di Maio vice presidenti del Consiglio dei ministri, erano stati un macigno di illegalità, tanto che un uomo timido come il Presidente della Repubblica, Mattarella, propose dei ritocchi che poi piano piano, forse sono stati introdotti nella normativa, poi la cosa è scomparsa dai radar, non si è vista più. Perché l’abitudine degli strumenti d’informazione è quella: far scomparire alcune cose, non se ne parla più e poi nell’ombra avvengono le eventuali modifiche. Il vero sentire del leader della Lega, anche se insediato dal Giorgetti, noi lo conosciamo da quella esperienza e anche dalla frequentazione ostentata in pubblico con quelli di CasaPound: le famose fotografie pubblicate dal quotidiano moderato La Repubblica, non sono mai state smentite. Quando la sindaca Raggi più o meno si mosse sul problema dell’illegale occupazione dei locali a Roma da parte di CasaPound, Salvini protestò robustamente. Il cuore batte da quella parte. E poi c’è sempre una divisione dei compiti, che ha dei precedenti nella storia politica di questo Paese…

Vale a dire?
Anche ai tempi del Movimento sociale italiano c’erano le frange esterne, Avanguardia nazionale, Ordine nuovo, che picchiavano e anche altro, mentre Almirante capeggiava l’Msi. C’è quella famosa fotografia sulle scalinate della facoltà di Lettere di Roma, in cui ci sono una serie di mazzieri che ostentano le armi che impugnano, bastoni e altro, e Almirante col cappello in testa accanto a loro che saluta compiaciuto. Per fortuna esistono le fotografie, almeno quelle finché non si bruciano si possono sempre consultare. Anche oggi c’è una divisione dei compiti. La Lega ha un signore in doppiopetto nel governo, un signore scamiciato fuori dal governo che ritiene pure di essere il capo. E poi questi gruppi esterni, più o meno collegati, che sono violenti, razzisti, xenofobi in modo esplicito. È un bubbone colossale nel quadro sociale e politico italiano. D’altra parte segnalo due cose: esiste una specie di associazione che si chiama “Cultura e Identità”, che organizza convegni, feste, incontri culturali, dove “identità” è appena appena una foglia di fico per dire “razza”. Arruolano, convocano, invitano, e quindi si crea dietro a un paravento culturale un’altra associazione di tipo razzistico. Questo clima c’è, eccome. Ma poi se ci teniamo ai testi scritti, se uno legge attentamente gli statuti dei partiti italiani, può notare che l’unico dove non c’è mai un riferimento alla Costituzione italiana repubblicana, è Fratelli d’Italia. Non c’è mai. In linea con Almirante che nell’ultimo congresso del Msi da lui presieduto, disse che la nostra era una Repubblica bastarda. Di che stupirci?

Lo stesso “scamiciato” leader leghista, nel difendere il consigliere- sceriffo di Voghera, ha sostenuto che quello alla legittima difesa è un diritto per tutti, sempre e comunque. Siamo al Far West Italia?
Legittima difesa non significa sparare per uccidere. Nel caso particolare, tutte le testimonianze convergono e il risultato finale dimostra, che colui che ha sparato, ha sparato per uccidere, non semplicemente per allontanare o intimidire, cosa peraltro già del tutto arbitraria, il suo presunto aggressore. Stiamo usando le parole in maniera totalmente impropria. Il modello che hanno in testa questi è quell’America dove le armi sono quasi un gioiello da esibire, dove quotidianamente si ammazza gente, con i neri fatti fuori e l’estate scorsa con una conflittualità permanente. L’ennesima replica di una situazione che negli Stati Uniti d’America, Paese cosiddetto civile, esiste da sempre. A periodi alterni, c’è una manifestazione di buona volontà dalle parti della Casa Bianca, ma questi propositi restano tali, perché il vero comportamento di una parte della polizia, di tanta parte della gente schierata con la destra, è un comportamento omicida e razzista. Con in più il culto delle armi libere. Contro questa pratica, e per leggi che limitassero in qualche misura la vendita e il porto delle armi, invano si levò e tentò, avendo la presidenza per due mandati, il povero Clinton. Otto anni sprecati da questo punto di vista. E poi venne Barack Obama e perse lo stesso il tram: otto anni senza nulla di fatto. Perché comandano i produttori di armi. E allora si giustifica, anzi di più, si esalta, si poetizza questo tipo di comportamenti dicendo “legittima difesa”. Quella è la cultura a cui guardano questi signori nostrani, fin troppo potenti sullo scenario della nostra vita politica.

Altra vicenda pregna di violenza è quella che si è consumata nel carcere di Santa Maria Capua a Vetere. La ministra Cartabia ha usato parole molto nette e dure per stigmatizzare l’accaduto. Così però non la pensava il suo predecessore. Il ministero della Giustizia targato Bonafede in Parlamento su quella stessa vicenda ebbe a dire, cito testualmente: «Una doverosa azione di ripristino della legalità e agibilità dell’intero reparto». Professor Canfora, sulla giustizia e la sicurezza i pentastellati si sono convertiti al “salvinismo”?
Questo non saprei, perché sul pensiero giuridico di Bonafede non sono informatissimo. Però mi pare che su una materia di questo genere si debba essere estremamente precisi sui dati di fatto. Sulla vicenda di Santa Maria Capua a Vetere sappiamo: c’è una documentazione fotografica, filmica, delle videocamere di sorveglianza, inoppugnabile, e la ministra Cartabia ha detto il minimo sindacale che doveva dire, non è che ha fatto chissà che. Quanto all’altro episodio da lei citato, mi immagino che per Bonafede sia stata una scivolata. Vorrei però cogliere l’occasione per dire sommessamente qualcosa che non viene mai detto. Posso?

Certo che sì…
Il personale addetto lamenta di essere insufficiente numericamente. La doglianza che viene ripetutamente manifestata dal personale che sta nelle carceri, al quale bisogna pur dare la parola quando si discute di questi problemi, è: siamo in pochi, l’organico è insufficiente e via lamentando. Dopodiché c’è chi perde la testa, chi si scatena in maniera belluina, e accade quello che accade. Allora la questione, più generale, riguarda forse il nostro pubblico impiego. Se facciamo un catalogo, possiamo dire: gli insegnanti nelle scuole, per le famose classi-pollaio, sono numericamente insufficienti. Poi diciamo che la giustizia non funziona perché mancano i cancellieri, gli auditori, i magistrati… Il responsabile giustizia della Commissione europea ci ha rimbrottati dicendo che in Italia c’è la metà dei magistrati che ci sono in Francia o in Germania. Quindi, pochi magistrati, pochi cancellieri nei tribunali, pochi insegnanti nelle scuole, poche guardie carcerarie. E diciamo una cosa ancora più dolorosa: pochissimi ispettori del lavoro. Abbiamo magnifiche leggi che perseguono e prevengono gli incidenti sul lavoro, le morti bianche che sono centinaia all’anno, però non abbiamo gli ispettori. Insomma, manca tutto. Ci vorrebbe un riordino radicale del bilancio dello Stato per potenziare massicciamente settori così importanti per i quali, alla maniera dei coccodrilli, si piange dicendo il personale è poco. Facciamo la somma di tutti questi “poco” e vediamo che c’è da rifare l’impianto della nostra pubblica amministrazione. Questa è la verità, nuda e cruda. Invece si cincischia, parlando di fanfaluche.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.