Negli ultimi cento anni il tetto dei 700mila decessi era stato superato soltanto nel 1920 e nel pieno del secondo conflitto mondiale. Stando ai primi calcoli dell’Istat, però, il 2020 dovrebbe arrivare a contarne 726mila: una media giornaliera di 1.990 casi negli ultimi dodici mesi, con un aumento di 223 casi rispetto al quinquennio precedente. “Un dato che si allinea a quello ufficiale delle circa 200 persone mediamente decedute ogni giorno in corso d’anno per Covid-19”, ha scritto in una nota Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istituto nazionale di statistica.

Il bilancio ufficiale sarà disponibile a breve, ma secondo un documento sui “primi riscontri e riflessioni sul bilancio demografico del 2020” il dato attuale di 665mila decessi fino a novembre stimati dall’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) verrà integrato dagli altri 62mila casi di dicembre, arrivando a un totale che non si vedeva in Italia dai tempi della guerra.

Più colpito è stato il nord Italia, che da solo conta la metà delle morti complessive nell’anno (50,5%). Dopo c’è il sud, con il 30,6% e infine il centro, che conta il 18,9% del totale dei decessi. Dati che, se confrontati con il numero delle nascite che dovrebbe scendere sotto le 400mila unità per la prima volta in 150 anni, farebbero registrare un saldo negativo di circa 300mila. “Un risultato che, nella storia del nostro Paese, si era visto unicamente nel 1918, quando l’epidemia di spagnola contribuì a determinare circa metà degli 1,3 milioni dei decessi di quel catastrofico anno”, spiega Blangiardo.

Secondo il presidente dell’Istat “non va però dimenticato che dicembre 2020 si colloca a distanza di nove mesi dalla drammatica comparsa della pandemia”, ed è verosimile immaginare che “così come accadde per la caduta delle nascite al tempo della grande paura per la nube tossica di Chernobyl, anche in questa circostanza ci siano stati frequenti rinvii nelle scelte riproduttive”.

In calo anche il numero di matrimoni. Nel periodo gennaio-ottobre ne sono stati celebrati circa 85 mila, mentre nei primi dieci mesi del 2019 erano stati 170mila e 182 mila nello stesso intervallo del 2018. A soffrire di più il Mezzogiorno, dove secondo l’Istat “ha agito in modo significativo il forte ridimensionamento delle unioni religiose”.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.