Un pasticcio che ha provocato una nuova crisi diplomatica. È quello provocato dalle parole rilasciate nel corso di una intervista alla Cnn da John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Donald Trump ed ex ambasciatore Usa all’Onu con George W. Bush, che all’emittente statunitense ha ammesso di aver contribuito a colpi di Stato all’estero.

A Bolton, già fedelissimo di Trump da cui ha poi preso le distanze, il giornalista della Cnn Jake Tapper chiedeva informazioni sull’attacco dei supporters dell’ex presidente a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Per l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale quello al Campidoglio però “non fu un colpo di Stato attentamente pianificato”.

Un giudizio basato sull’esperienza personale, racconta Bolton: “Come persona che ha aiutato a fare colpi di Stato, non qui ma in altri posti, esso richiede un sacco di lavoro e questo non è quello che ha fatto (Trump, ndr)”.

Il tentativo di criticare l’ex presidente si è trasformato, con queste parole, in un boomerang clamoroso: le parole di Bolton alla Cnn in poche ore sono rimbalzate sulla rete e sui social, provocando reazioni ufficiali e condanne da parte di quei Paesi dove “l’interventismo” americano ha lasciato segni evidenti. 

Ovviamente tra i primi a prendere la palla al balzo per attaccare Washington sono stati i russi. Gli ‘avversari’ nella guerra in Ucraina, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, hanno chiesto una indagine internazionale sottolineando che “è importante conoscere in quali altri Paesi gli Stati Uniti hanno pianificato colpi di Stato“.

A fargli eco i colleghi cinesi. Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha spiegato che l’ammissione di Bolton “mostra semplicemente che interferire negli affari interni di altri Paesi e rovesciare i loro governi è diventato una prassi del governo Usa“, ha aggiunto. Evo Morales, l’ex presidente della Bolivia cacciato dall’esercito nel 2019 sullo sfondo di accuse di elezioni non trasparenti, ha twittato che le parole di Bolton mostrano che gli Stati Uniti “sono il peggior nemico della democrazia e della vita“. In Turchia un giornale pro-Erdogan ha legato invece le ultime dichiarazioni dell’ex consigliere per la Sicurezza nazionale Usa al fallito tentativo di rovesciare il governo di Ankara nel 2016, quando però non aveva cariche di governo.

In realtà Bolton nell’intervista non ha specificato in quale golpe di matrice americana è stato coinvolto, pur puntando il focus sul il fallito tentativo di fare cadere il presidente venezuelano Nicolas Maduro nel 2019, sottolineando allo stesso modo che gli Stati Uniti non hanno avuto “molto a che fare con esso”. Maduro non ha commentato al momento le parole di Bolton, mentre 

Samuel Moncada, ambasciatore venezuelano all’Onu, ha twittato che l’ex fedelissimo di Trump ha ragione: “I colpi di Stato richiedono un sacco di lavoro. Per questo motivo ha fallito con i suoi agenti in Venezuela“.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.