Giuseppe Conte agita un fantasma che, di fatto, non esiste. Il neo leader del Movimento 5 Stelle, reduce dal faccia a faccia col presidente del Consiglio Mario Draghi, il primo dallo scorso febbraio, quando aveva lasciato Palazzo Chigi all’ex numero della Bce, è ovviamente interessato alla giustizia e alla riforma Cartabia, il grande tema del vertice di lunedì.

Un tema che Conte aveva già trattato nel suo discorso tenuto sabato 17 annunciando il voto del nuovo Statuto 5 Stelle, con parole che fanno storcere il naso e fanno avanzare più di un dubbio: ma ‘l’avvocato del popolo’ la riforma Cartabia che i grillini tanto criticano almeno l’ha letta?

Non si spiega altrimenti l’uscita temeraria dell’ex premier, che in quella diretta Facebook aveva utilizzando parole allarmanti sul rischio “estinzione” causa prescrizione per il processo penale per il crollo del Ponte Morandi di Genova. 

“Siamo quelli che vogliono processi veloci, ma non accetteranno mai che vengano introdotte soglie di impunità e venga negata giustizia alle vittime dei reati. Non accetteremo mai, ad esempio, che il processo penale per il crollo del Ponte Morandi possa rischiare l’estinzione”, aveva detto Conte nel suo video indirizzato alla ‘fanbase’ grillina.

Eppure quel rischio profetizzato da Conte non esiste. La riforma Cartabia sulla prescrizione si applica ai reati commessi dal primo gennaio 2020, mentre il Morandi è crollato il 14 agosto del 2018. Perché proprio gennaio 2020? Perché sostituisce la riforma della giustizia Bonafede che Conte dovrebbe conoscere molto bene, visto che entrò in vigore mentre l’avvocato del popolo sedeva a Palazzo Chigi.

Insomma, il Ponte Morandi con la prescrizione e la riforma Cartabia “non c’azzecca nulla”, come direbbe l’ex pm Antonio Di Pietro, ma a Conte fa comodo evocare uno spauracchio di questo tipo, come legame sentimentale ed emotivo data l’immane tragedia che a Genova provocò 43 morti.

Come previsto dalla riforma Cartabia, la prescrizione è bloccata fino alla sentenza di primo grado: a Genova è stata già fissata per il 15 ottobre la data dell’udienza preliminare, con la prima sentenza attesa probabilmente entro i primi mesi del 2022. Quanto al secondo grado di giudizio, quando potrebbe scattare “l’estinzione”, come l’ha chiamata Conte, il rischio dipenderà ovviamente dai reati contestati dai giudici agli imputati.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia