“Ronaldo disturbato dalle pecore. Costretto a cambiare casa”, titola il Sun. Magari non è vero. Sarebbe bello lo fosse. Sarebbe bello che a battere Cristiano fossero delle miti e pochissimo competitive pecore. Animali indicati dappertutto per una presunta poca intelligenza, sinonimo dell’adeguarsi, arrendersi, essere prede. Che fossero loro a stendere un mattatore inarrestabile sarebbe un segno che la natura vive, trama, è in agguato sulla presunzione umana.
Una villa da milioni di sterline, il sogno per miliardi di persone, un rifugio unico mollato per degli innocui belati.

Cristiano Ronaldo sarebbe andato via in fretta e furia, portandosi dietro la famiglia e 17 milioni di sterline in macchine, dopo solo una settimana in mezzo a 23 acri della più bella campagna inglese. I suoi allenamenti vivono di meccanismi perfetti, incrinati dal difetto minimo: e i belati mattutini, continui, pervicaci, monotoni, di montoni e agnelli sono come la sabbia negli ingranaggi degli orologi più costosi. Uno sguardo teso che s’incrina, un muscolo che si affloscia, una nemesi epica: Sansone, l’uomo più forte del mondo, perse la forza per un taglio di capelli. A Paride bastò una freccia nel tallone per annientare la macchina da guerra Achille. CR7 è l’ultimo degli Dei, vivente sulla terra, almeno per gli sportivi.

Come gli eroi più grandi, di ogni tempo, rivela un punto debole inaspettato. I belati. E già si sentono gli esercizi vocali negli spogliatoi del City, fra i supporters del Chelsea. Nell’Old Trafford si andrà al belato delle pecore. E uno se lo immagina, ci fosse ancora, come l’avrebbe risolta una grana del genere alla Juve, l’Avvocato. Certo, Ronaldo non è che sia andato a vivere in un monolocale, un’altra casa faraonica, con piscina, cinema, garage nel Cheshire. Ma la campagna, per colpa o merito delle pecore, ha battuto l’imbattibile. E già, negli stadi, si immaginano future e spumeggianti coreografie. I belati.

E' uno scrittore italiano, autore di Anime nere libro da cui è stato tratto l'omonimo film.