La Cia voleva rapire ed eventualmente assassinare Julian Assange, il fondatore di Wikileaks. Il piano ‘datato’ 2017 è stato denunciato in una inchiesta pubblicata da Yahoo News e ripresa dai principali media internazionali.

L’intenzione della Cia era di rapire Assange, giornalista e attivista australiano, dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra dove si era rifugiato nel 2012 chiedendo asilo politico in quanto perseguitato. Rapimento che era stato preso in considerazione dopo i report di intelligence che evidenziano il rischio di un tentativo di fuga dall’ambasciata  di Assange, col contributo dei servizi russi.

Ad intestarsi la lotta contro Assange era in particolare Mike Pompeo, all’epoca segretario di Stato dell’amministrazione Trump. Ex capo della Cia, Pompeo a causa di Wikileaks aveva sofferto la più grave perdita di dati della sua storia.

L’inchiesta di Yahoo News, citando conversazioni con oltre 30 ex funzionari dell’intelligence e della sicurezza degli Stati Uniti, sottolinea che erano stati richiesti “piani” e “opzioni” su come eseguire un’operazione di omicidio. Un pressing diventato più forte dopo la fuga di dati riguardanti gli strumenti di hackeraggio utilizzati dalla CIA, il rilascio di dati da parte di Wikileaks noto come ‘Vault 7‘, e i retroscena sull’inchiesta della mail del Partito Democratico statunitense durante la campagna elettorale del 2016, che avevano favorito la vittoria di Donald Trump.

Pur trovandosi ancora rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador, tale circostanza non avrebbe scoraggiato Pompeo e i suoi funzionari. L’idea era quella di rapire Assange nella sede diplomatica ecuadoriana e portarlo negli Stati Uniti attraverso un paese terzo, la cosiddetta ‘rendition’. Un ex funzionario dell’intellige Usa sentito da Yahoo News ha descritto il piano come “irrompere nell’ambasciata, trascinare fuori Assange e portarlo dove volevano”.

L’ex presidente Usa ha negato di aver mai preso in considerazione l’idea di uccidere il fondatore di Wikileaks: “È totalmente falso, non è mai successo”.

Attualmente Assange è recluso nel carcere di massima sicurezza HM Prison Belmarsh di Londra. Nel gennaio 2021 il tribunale distrettuale britannico aveva negato la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti a causa delle condizioni mentali del fondatore di Wikileaks: il regime di isolamento al quale sarebbe sottoposto negli Stati Uniti potrebbe portarlo al suicidio visto la sua depressione clinica.

CHI E’ ASSANGE – Il nome di Assange, giornalista e attivista australiano, è ovviamente legato alla sua ‘creatura’, quella Wikileaks dove dal 2007 ad oggi sono stati pubblicati dietro la garanzia della massima protezione, milioni di file segreti di governi e apparati militari di mezzo mondo.

Sul sito verranno caricati documenti riguardanti casi come la repressione cinese della rivolta tibetana, la repressione dell’opposizione in Turchia, la corruzione nei Paesi arabi e le esecuzioni sommarie della polizia in Kenya.

Ma a far detonare il ‘caso Wikileaks’ sono, nel 2010, centinaia di migliaia di documenti sulle operazioni della coalizione internazionale in Afghanistan e in Iraq e in particolare dall’esercito statunitense, autore di violenze indiscriminate anche su civili. Materiale messo a disposizione dall’ex militare statunitense Chelsea Manning, imprigionata e poi scarcerata nel maggio 2017, presentato in una conferenza stampa dallo stesso Assange e poi messo a disposizione di diverse testate internazionali.

Alla fine del 2010 la magistratura svedese lancia un mandato di cattura per le denunce di stupro da parte di due donne svedesi. Assange replica di aver avuto solo rapporti consenzienti e si consegna alla polizia britannica. Dopo i domiciliari e la libertà vigilata il programmatore si rifugia presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra. È il 2012: Assange teme di essere estradato in Svezia e da lì negli Stati Uniti dove lo attende un processo per spionaggio.

Assange resterà rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador fino al 2019, quando il presidente Lenin Moreno revoca la cittadinanza che gli aveva conferito il suo predecessore Rafael Correa. L’Ecuador consente quindi ad agenti della polizia metropolitana di Londra di entrare nell’ambasciata e prelevare Assange contro la sua volontà, senza rispettare il fatto che era in possesso della cittadinanza di quello Stato.

Mentre il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti il 23 maggio 2019 aggiunge 17 capi di accusa – per 175 anni di carcere – a quello di pirateria informatica, Assange viene condannato da un tribunale di Londra a 50 settimane per la violazione della libertà vigilata quando Assange si è rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana.

Il processo svedese invece si conclude il 19 novembre 2020: la magistratura scandinava abbandona l’indagine per violenza sessuale per mancanza di prove e e il 4 gennaio 2021 la giudice Vanessa Baraitser, della corte penale londinese di Old Bailey, nega l’estradizione in quanto le “condizioni mentali di Julian Assange sono tali che sarebbe inappropriato estradarlo negli Stati Uniti” e potrebbero portarlo al suicidio.

Ad oggi è detenuto esclusivamente a scopo preventivo, per garantire la sua presenza durante il processo di estradizione negli Stati Uniti in corso, un procedimento che potrebbe durare diversi anni.

 

Redazione