Il tribunale britannico di Old Bailey a Londra ha respinto la richiesta di estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti per accuse di spionaggio. A respingere la richiesta di estradizione da parte di Washington è stato il giudice Vanessa Baraitser.

Assange, 49enne fondatore australiano di WikiLeaks, è accusato di spionaggio e pirateria per aver contribuito a svelare file riservati americani relativi fra l’altro a crimini di guerra in Afghanistan e Iraq. Negli Usa Assange è incriminato in particolare per 17 accuse di spionaggio e una per abuso informatico in relazione alla pubblicazione da parte di WikiLeaks di documenti militari e diplomatici la cui diffusione non era autorizzata.

Una decisione a sorpresa rispetto alle attese: negli Stati Uniti Assange rischiava una condanna fino a 175 anni. L’estradizione sarebbe “pesante” a causa del suo stato di salute mentale di Assange, che secondo il giudice Baraister sarebbe a rischio di suicidio. All’udienza era presente la compagna di Assange, l’avvocatessa Stella Morris, con cui il fondatore di WikiLeaks avuto due figli nei lunghi anni di ‘fuga’. Gli Stati Uniti potranno fare ricorso in appello contro la bocciatura dell’istanza di estradizione.

Dall’aprile del 2019 Assange è recluso nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, a sud di Londra. Dal 2012 al suo arresto Assange aveva trovato asilo nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove era arrivato per evitare una condanna per stupro in Svezia, poi decaduta. L’arresto avvenne per la violazione dei termini del suo asilo politico.

In gioco in questo processo, secondo molti, è la libertà d’espressione e di stampa. Fuori dal tribunale alla notizia della richiesta di estradizione respinta è partita una ‘festa’ tra i sostenitori di Assange: decine le persone presenti con striscioni in favore della libertà di stampa.

(seguono aggiornamenti)

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.